8 1/2 di Federico Fellini

AsaNisiMasa: la casa che abito

Inizio così.

Forse anche solo sfiorare un capolavoro del cinema può essere pericoloso, ma sono qui per parlare di questo perché mi piace e voglio dirvi che cosa ci trovo ogni volta che lo guardo.

Inizio così perché Otto e mezzo è un film che non ho ancora capito fino in fondo, perché ci sono significati che è meglio scoprire alla centesima visione, perché è bello quando lo spazio e il tempo della pellicola diventano confortevoli come quando si abita una casa. Ma non vi parlerò di tutto- il resto lo riservo per le prossime puntate- ma solo di un piccolo episodio, perché credo che il piacere del film sia nello sbucciarlo come un frutto pezzo per pezzo, per poi accorgersi solo alla fine della sua interezza.

AsaNisiMasa: eccolo, a circa quaranta minuti dall’inizio del film, pronto per avvolgervi in un’altra dimensione che è quella dell’infanzia, è un gioco che abbiamo fatto tutti, l’alfabeto serpentino, solo che dietro si nasconde una parola importante come Anima. È per questo motivo che per me l’episodio è centrale, emblematico, ancora misterioso e profondo, entra in un ricordo, nella memoria di Guido, il protagonista.

asanisimasa - otto e mezzo

Vi racconto in breve:

il film si basa sulla confusione di Guido- interpretato da Mastroianni e alter ego di Fellini- che non riesce a mettere insieme i pezzi della sua vita e del suo film per creare un’opera che lo rappresenti. Ecco, da qui passa un lungo filo che si curva, si attorciglia e si sposta su tutte le persone che ha conosciuto e che conosce durante il film, sulla serie di volti e di personalità. Un filo che passa soprattutto tra le donne della sua vita e la prima è sua madre: la vediamo nell’episodio che vi racconto. È lei, è la prima, il presupposto che andrà a creare il suo Harem di donne. Un filo spesso dal quale Guido non si può districare.

AsaNisiMasa è la parola che gli ricorda l’infanzia, che è nella sua mente mentre l’indovina gli legge nel pensiero e la scrive alla lavagna. E poi parte il flashback: una nenia dolce che l’accompagna per i suoi quattro minuti, il bucato steso di cui possiamo sentirne l’odore, il pavimento freddo che sentiamo sotto le mani mentre Guido gattona sotto il tavolo, la fiamma del camino che dava tutta un’altra luce alle cose, le cantilene dei bambini, il dialetto della nonna, il dormire insieme ad altri.

È tutto così palpabile e vivo nei ricordi di Guido, il corpo della madre che stringe il suo dentro ad un asciugamano, la sua ombra sul muro, il bacio della buonanotte quando ancora è sveglio e le gambe si muovono svelte anche nel letto, i segreti e le boccacce: è da qui che nasce il suo essere, è da qui che nasce la sua Anima. Perché questa non è altro che tutte le persone che incontra nella sua vita, pezzetto per pezzetto da dove può rispecchiarsi, capirsi ed è anche la parte da dove nasce il suo amore per la donna, per la bellezza femminile che ama in tutte le sue forme e nature.

È una carezza, una piccola malinconia, un ricordo che poi verrà distorto con le fantasie di Guido e assumerà un sapore erotico, ma è anche un buco profondo dal quale esce il Guido adulto, con le sue paure e i suoi segreti.

Ecco, un piccolo centro, un cuore, un seme nell’interezza dell’opera, una tana che abito, il primo pezzo di buccia che vi faccio vedere.

Alla prossima.

Sono Bianca, ho venticinque anni e sto cercando la mia voce. Forse l'ho trovata, proprio qui, scrivendo un po' per questo blog, un po' per conto mio. In ogni caso mi trovate in giro per Torino a scoprire come è fatta, che forma ha, se mi somiglia, oppure in Sardegna perché la mia voce ha qualcosa a che vedere col suono ininterrotto delle onde, col profumo del sughero appena tagliato.

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