Nessun piano per Parasite

Siamo io e voi a casa mia, che poi è un seminterrato. Con sguardo implorante mi pregate di convincervi a vedere Parasite, immenso e potente film di Bong Joon-ho, vincitore della Palma d’Oro a Cannes e in odore di Oscar il prossimo anno. Io, ben lieto del compito, tiro fuori il mazzo di Parasite-carte sul mio tavolino da quattro soldi e…

Parasite

… facciamo che mi seguite in bagno: lì non ci sono blatte. Finalmente, seduto a terra, prendo la carta Seul e la metto sul tappetino della doccia, al centro; poi dispongo le carte Famiglia Kim e Scantinato a sinistra, Famiglia Park e Casa di lusso a destra.

E inizio a raccontarvi: i Kim sono poveri, sfruttati, esclusi; relegati in uno scantinato (come me), vivono di lavoretti occasionali e furbi espedienti. Invece il regno dei Park, milionari viziati e ingenui, è una casa lussuosissima… «Sì, ma niente spoiler!», interrompete voi. No no, che spoiler (ammicco ammicco).

I due mondi entrano in contatto. Il giovane Ki-woo, spacciandosi per studente universitario, si intrufola in casa Park come finto docente di inglese e, con un piano alla cavallo di Troia, riesce a far assumere i suoi familiari rimpiazzando uno a uno tutto il personale di servizio.

Inarcate le sopracciglia: state immaginando la tipica minestra pluririscaldata in cui i ricchi-creduloni hanno la peggio contro i poveri-furbi, condita – magari già le sentite – dalle splendide note di Rodelinda di Handel che imbarocchiscono la commedia.
Smettete di ascoltarmi e fate altro, vi vedo…

Ma Parasite cambia!, vi urlo nel minuscolo bagno, abbandonando le carte e iniziando un lungo monologo. Nel film appare un nuovo sottosuolo, infernale, da cui emergono nuovi poveri che trasformano la commedia in tragedia, allargando il conflitto poveri-ricchi al triangolo poveri-ricchi-poveri.

Parasite diventa un fiume in piena che – come nella meravigliosa scena del temporale, una delle migliori in assoluto del film – affonda le vecchie certezze e ne fa emergere di nuove, ribalta in continuazione i ruoli di buono e cattivo, rende inimmaginabile l’esito di quella che diventa una vera e propria guerra.

Non vi basta ancora? Il cast è straordinario. È impressionante in particolare l’interpretazione di Song Kang-ho come capofamiglia povero Kim Ki-Taek. «Nella sua espressione – che sfuma velocemente dall’ingenuo, dal rintontito, al presente, al feroce, al padre che soffre – passa l’intero Parasite» dice Gianmaria Tammaro del Post.

Come la sua espressione è fondamentale il suo odore. L’odore di Kim Ki-Taek e di tutta la famiglia (odore di seminterrati e di metropolitana: marchio dei poveri) sembra crescere progressivamente durante il film, fino a superare nell’olfatto dei Parker ogni limite di sopportazione e diventare così il motore delle tragiche azioni finali.

Song Kang-ho nei panni di Kim Ki-Taek

Si evolve anche il ruolo degli spazi del film, in particolare della casa dei Park. Da roccaforte dei ricchi e inarrivabile sogno dei poveri, a teatro di una rivincita sociale e di una ricchezza scimmiottata, a emblema di una realtà incancrenita e destinata a lacerarsi, a prigione. (Casa che, tra l’altro, IndieWire indica come una delle «migliori realizzazioni della scenografia cinematografica contemporanea» e che viene fraintesa da gran parte della giuria di Cannes come casa vera).

Un accenno inoltre alle bellissime musiche. Jung Jae-il guida magistralmente la narrazione con un’ampia varietà di generi, dal sublime main theme pianistico di inizio e fine film al surreale picco di In Ginocchio da Te di Gianni Morandi, da voci cherubinee ad angoscianti accelerazioni d’archi.

Avrete quindi capito che Parasite è un film che muta in continuazione, vi dico (mentre i vostri occhi, sconvolti, cercano l’uscita del bagno). Per questo è importante che andiate a vederlo senza alcun piano. Piano. Questa parola ricorre in modo ossessivo nel film, come a rassicurare i protagonisti e noi che tutto si evolverà secondo una progettualità definita. Fin quando, poco prima della fine, Ki-Taek dice al figlio Ki-Woo:

Sai che tipo di piano non fallisce mai? Nessun piano. Sai perché? Se fai un piano, la vita non funziona mai così. Senza un piano, nulla può andare storto. E se qualcosa gira fuori controllo, non importa.

La sensazione alla fine di Parasite è quella di un piano scritto su carta che viene strappato e lasciato cadere nei suoi mille pezzettini bianchi. Come la neve che nell’ultima scena scende su Seul, sulle sue case di lusso e i suoi seminterrati e che, come in un flebile picchettio da codice morse, sembra dire: non fate alcun piano.


Parasite


Titolo: Parasite
Anno: 2019
Durata: 142 minuti
Regista: Bong Joon-ho
Cast: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo- shik, Park So-dam, Lee Jung-eun, Park Myeong-hoon, Chang Hyae-jin, Jung Ziso, Jung Hyeon-jun, Park Seo-joon.
Paese di produzione: Corea del Sud




Collaboratore
Fisico, Data Scientist, Interista. Scrivo per frenare la deriva caotica del mio cervello, come un bimbo che soffiando prova a liberare una nave dal mare in tempesta.

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