L’EVENTO di Annie Ernaux

Sembra leggero questo libro. Ha una copertina rosa bambina. Al centro, sia sul fronte, sia sul retro, una sagoma nera di una donna di profilo guarda diritto avanti a sé. Quando il libro è aperto le due donne si guardano negli occhi.

Sembra leggero in tutti i sensi. Sono poco più di 100 pagine, stampate con caratteri grandi e margini bianchi ampi, più del solito. Lo leggi in poche ore.

Sembra leggero, ma no. Non lo è. L’evento racconta l’aborto di Annie Ernaux. Quando Annie era una studentessa di 23 anni. Quando l’aborto in Francia era ancora illegale.

Lo tengo tra le mani. Lo appoggio al petto. Libri[1] come questo hai voglia di abbracciarli, per consolarti. Non terminano infatti nel momento in cui hai letto l’ultima pagina, ti continuano a seguire. Ritornano con le loro frasi, parole, immagini e non te ne liberi. Almeno per un po’. Soprattutto se sei donna. Perché, per quanto mi riguarda, è vero quello che scrive Annie Ernaux, a noi donne capita, nell’amore e nel piacere, di non sentire “un corpo intrinsecamente diverso da quello degli uomini”. È anche vero però, che il nostro corpo lo è. È diverso da quello degli uomini. È capace di procreare. E se questa è la caratteristica che distingue il corpo della donna e lo rende unico, la possibilità di controllare una gravidanza, volerla o non volerla, desiderarla o non desiderarla, diventa l’emblema della sua libertà. Libertà di essere padrona del proprio corpo, di essere padrona di se stessa. Per questo scrivere L’evento è quasi un atto politico (non schierarsi “dalla parte della dominazione maschile del mondo”). Annie Ernaux infatti racconta la sua personale esperienza, quella di tutte le donne che, come lei, si sono trovate (o si trovano) ad abortire come fossero colpevoli di un reato, a costo della loro vita e di quella di tutte le donne che, ancora oggi, convivono con i tabù della loro sessualità e con i retaggi di una cultura che le fa sentire colpevoli.

Ho finito di mettere in parole quello che mi pare un’esperienza umana totale, della vita e della morte, del tempo, della morale e del divieto, della legge, un’esperienza vissuta dall’inizio alla fine attraverso il corpo.


La scena dell’espulsione del feto (sì, scena, perché la vedi, quasi la senti sul corpo) avrei voluto leggerla con una mano davanti agli occhi, come mi capita con i film troppo violenti. Di fronte a teste mozzate od omicidi atroci mi domando sempre: perché mi stanno sottoponendo a tanta violenza? Io non voglio vederla, mettete un’ellissi temporale e risparmiatemi. Allora copro gli occhi con le mani per proteggermi.

Ma un libro non puoi leggerlo con le mani davanti agli occhi e la violenza dell’aborto raccontata da Annie Ernaux non è finzione. Non serve neppure a impressionare gli spettatori. Perché se nulla di quella notte è lasciato all’immaginazione del lettore − unica parte in cui la scrittrice arriva ad usare il tempo presente, come se la stesse rivivendo nel momento in cui la scrive − non c’è una sola parola usata per impressionare. Lei stessa ci dice di “resistere alla tentazione di lasciarsi andare al lirismo della collera e dolore” per non fare nel testo quello che non aveva fatto nella realtà. Riflessioni sul processo della scrittura a posteriori si alternano infatti al racconto vero e proprio, rendendo questo libro un oggetto prezioso. ­­­­­­­La sensazione a cui invece lei vuole stare vicina è un “corso stagnante di infelicità” ed è questa la grande potenza de L’evento. Una narrazione nuda, essenziale, che scorre quasi piatta. Non c’è una parola di più o fuori posto.

Annie Ernaux
Annie Ernaux. (L’orma editore)

Nondimeno, l’aborto (l’Evento) è violenza, “perché è vita e morte nello stesso tempo, è una scena senza nome, una scena di sacrificio. Soprattutto se l’unico modo per ottenerlo è quello di rivolgersi a una così detta fabbricante di angeli[2]. Ed è ancora più violenza quando chiedi di essere portata in una clinica ma, per punizione, vieni portata nel “più popolare dei sanatori” di Rouen. L’aborto è infatti per Annie anche una questione di classe sociale o più precisamente, nel suo caso, di fallimento sociale. Il fatto che lei sia stata la prima e unica persona della sua famiglia a studiare non “l’aveva messa in salvo dalla trasmissione di una miseria” che ricade su una ragazza incinta allo stesso modo che su un alcolizzato o su una ragazza madre dei quartieri poveri.

L’Evento però non è solo qualcosa di negativo per Annie Ernaux. È anche l’unico modo per diventare uno degli anelli di quella catena di donne attraverso cui passano le generazioni, per assaporare l’ebrezza di coloro che si spingono dove gli altri non oserebbero, come i ladri o i drogati, per adempiere al proprio scopo della vita, scriverne e per desiderare, un giorno, di avere figli.

Vorrei dirvi mille altre cose su questo libro piccolo e potente ma concludo cosi:

leggetelo per favore (sì, anche voi uomini).


[1] Non è un caso se uso il termine libro e non romanzo, diario o autobiografia. Le opere di Annie Ernaux non possono essere definite da un genere preciso e tanto a noi le etichette non piacciono.

[2] Donne che aiutavano ad abortire illegalmente, dietro compenso.

L'evento di Annie Ernaux

Titolo: L’evento

Autore: Annie Ernaux

Anno di pubblicazione: pubblicato per la prima volta in Francia nel 2000, tradotto in Italia nel 2019.

Casa editrice: L’orma

Collaboratrice
Sono Martina e da sempre sono un po’ confusa. Sono nata a Monza ma in casa mia si parla dialetto siculo e si mangia pasta a forno. Sono quindi monzese? Ho studiato economia ma poi mi sono dedicata al volontariato internazionale. Sono quindi un’economista? Ho solo due certezze, l’amore per i viaggi e per le storie.

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