Il sesso è come una scatola di cioccolatini

Sto per dire una cosa molto impopolare: non mi piacciono le commedie. Mi dà proprio fastidio l’eterno malinteso di lui-ama-lei-che-però-ama-l’altro-e-tutti-lo-sanno-tranne-i-diretti-interessati. Mi danno fastidio le persone che si mettono in mezzo, le situazioni che precipitano, le musiche che gongolano, i personaggi che sembrano usciti fuori dal disagio più inverosimile, troppo antipatici, troppo fumettosi, troppo sfigati, ma soprattutto troppo innamorati. Ecco, tutto quello che odio è raccolto in Sex Education.

Il 17 gennaio è uscita su Netflix la seconda stagione. Torno a casa. Metto da parte il fastidio. Faccio partire la serie. Minuto uno: aspetta, quel tipo chi era? – Minuto due: che bello, hanno tutti l’accento britannico! – Minuto tre: esplode un’epidemia di clamidia.

Questo è Sex Education, baby

Sex education
Non hanno visto la clamidia. 🍆

Sex Education è la serie che vorrei avessero mandato in televisione quando avevo tredici anni, googlavo “condom” e con le mie amiche facevamo dirty talking su Habbo. Il meglio che c’era erano romanzetti di diciottesima mano che raccontavano storie di pseudo-amore. C’era internet, è vero, ma era abbastanza incomprensibile per chi come noi non conosceva le basi (cercate “sessualità” su wikipedia e vi escono Amore e Psiche, non so se mi spiego). Sembra incredibile ma era veramente complicato sentir parlare di sesso, non di amore e non di come nascono i bambini – di normalissimo sesso.

Sex Education parla di sesso, di quello che agli adolescenti interessa del sesso, di quello che sanno, che sospettano e anche di quello che non sanno. La seconda stagione, al contrario della prima, ha portato alla ribalta aspetti più periferici come le malattie sessualmente trasmissibili, l’orientamento sessuale e l’asessualità, le molestie sessuali e il femminismo. Su ognuno di questi argomenti si potrebbe parlare per ore, ma il bello della serie, quello che la rende divertente e leggera, è che non lo fa. Le questioni sono essenziali, lo stile esagerato in tutto.

Per come la vedo io, ci sono tre regole in Sex Education:

1. quello che stai vedendo non è il massimo del trash;
2. quello che stai per vedere si avvicina al massimo del trash;
3. viva gli stranosessuali.

Dall’alto della mia pluriennale esperienza in svarioni giornalistici e multimediali, vorrei anche che fosse messo agli atti che questa è l’unica serie che spieghi esattamente la differenza tra bisessuale e pansessuale. Lo fa in modo semplice e schematico: in Sex Education, bisessuale è Spoiler che, mentre si masturba, passa continuamente dalle zizze della donnina al petto dell’omino disegnati sul suo poster; pansessuale è Spoiler che si prende una cotta per un lui e poi per una lei e solo dopo si rende conto della differenza tra i due.

Sia messa anche agli atti la scelta di dare al petting dignità di sesso a tutti gli effetti, che rientra in un’atmosfera molto aperta e comunicativa sulle questioni legate al sesso in generale (un’atmosfera un po’ troppo caramellosa per i miei gusti, ma è risaputo che io sono il Grinch).

Terza e ultima nota: la scelta di parlare apertamente (forse un po’ troppo didatticamente?) di asessualità. Questo è un tema molto dibattuto all’interno della comunità LGBTQIA+ (la A starebbe per Asessuale ma alcuni la pensano diversamente…), è un argomento rischioso perché non c’è ancora grandissima chiarezza sullo statuto delle persone asessuali, cioè quelle che non provano interesse per il sesso – per esempio: l’asessualità è un orientamento sessuale? Personalmente mi sembrava giusto farne un accenno, visto che delle altre varietà di “stranosessuali” ce n’è per tutti i gusti. Quello che però mi preoccupa è la tendenza a prendere sistematicamente in considerazione ognuna di queste varietà come se fosse un fatto a sé stante. Se posso permettermi una divinazione: nella terza stagione aspettiamoci un personaggio trans o queer – speriamo senza drammi e stereotipi.

Ci sarebbe tanto tanto altro da dire, per esempio di come la seconda stagione sfata definitivamente il mito de “la prima volta non si scorda mai”, o del rapporto tra figli adolescenti e genitori complicati… considerate la quantità di temi che tocca, la brevità della stagione (sono solo 8 episodi) e le scene un po’ assurde ma divertenti, è una serie che vale la pena di vedere.

Sarò forse un po’ eretica, ma mi piace riassumere tutto così:

Mamma diceva sempre:
il sesso è come una scatola di cioccolatini,
non sai mai quello che ti capita!

Comunque il finale fa schifo.

Web designer
Classe 1996, sono il braccio-web di Typoes. Un po' blogger, un po' bookstagrammer, preferisco Google a Facebook, mi interesso di questioni LGBTQ+ e ho un problema di acquisto compulsivo di libri. Se fossi un personaggio inventato sarei Frank di "How to get away with murder" oppure Guglielmo da Baskerville de "Il nome della rosa".

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