Il sesso è come una scatola di cioccolatini

Ma molti di noi ancora non lo sanno perché nessuno ci insegna l’educazione sessuale

Il 17 gennaio è uscita su Netflix la seconda stagione della serie tv canadese Sex Education: un simpatico tentativo di trattare con leggerezza tragicomica la generale mancanza di un’educazione sessuale tra i ragazzi. A dispetto dei toni, però, l’idea alla base della serie è un interessante spunto di riflessione. Come è possibile per i giovani e giovanissimi emanciparsi da una cultura perbenista che li ha allevati nell’ignoranza di tutto ciò che pertiene alla sfera sessuale?

La serie dà anche una possibile risposta: con un’epidemia di clamidia al sesto minuto.

Questa è Sex Education, baby

Sex education

Sex Education è la serie che avrebbero dovuto mandare in televisione quando avevamo tredici anni, googlavamo “condom” e con le amiche facevamo dirty talking su Habbo. Il meglio che c’era erano romanzetti di diciottesima mano che raccontavano storie di pseudo-amore. C’era internet, è vero, ma era abbastanza incomprensibile per chi come noi non conosceva le basi (cercate “sessualità” su wikipedia e vi escono Amore e Psiche, mi spiego?). Sembra incredibile ma era veramente complicato sentir parlare di sesso, non di amore e non di come nascono i bambini – ma solo di sesso.

Sex Education parla di sesso, di quello che agli adolescenti interessa del sesso, di quello che sanno, che sospettano e anche di quello che non sanno. La seconda stagione, al contrario della prima, ha portato alla ribalta aspetti più periferici come le malattie sessualmente trasmissibili, l’orientamento sessuale e l’asessualità, le molestie e il femminismo. Su ognuno di questi argomenti si potrebbe parlare per ore, ma il bello della serie, quello che la rende divertente e leggera, è che non lo fa. Le questioni sono essenziali, lo stile esagerato in tutto.

Per come la vedo io, ci sono tre regole in Sex Education:

1. quello che stai vedendo non è il massimo del trash;
2. quello che stai per vedere si avvicina al massimo del trash;
3. viva gli stranosessuali.

Dall’alto della mia pluriennale esperienza in svarioni giornalistici e multimediali, vorrei anche che fosse messo agli atti che questa è l’unica serie che spieghi esattamente la differenza tra bisessuale e pansessuale. Lo fa in modo semplice e schematico: in Sex Education, bisessuale è Spoiler che, mentre si masturba, passa continuamente dalle zizze della donnina al petto dell’omino disegnati sul suo poster; pansessuale è Spoiler che si prende una cotta per un lui e poi per una lei e solo dopo si rende conto della differenza tra i due.

Sia messa anche agli atti la scelta di dare al petting dignità di sesso a tutti gli effetti, che rientra in un’atmosfera molto aperta e comunicativa sulle questioni legate al sesso in generale (un’atmosfera un po’ troppo caramellosa per i miei gusti, ma è risaputo che io sono il Grinch).

Terza e ultima nota: la scelta di parlare apertamente (forse un po’ troppo didatticamente?) di asessualità. Questo è un tema molto dibattuto all’interno della comunità LGBTQIA+ (la A starebbe per Asessuale ma alcuni la pensano diversamente…), è un argomento rischioso perché non c’è ancora grandissima chiarezza sullo statuto delle persone asessuali, cioè quelle che non provano interesse per il sesso – per esempio: l’asessualità è un orientamento sessuale? Personalmente mi sembrava giusto farne un accenno, visto che delle altre varietà di “stranosessuali” ce n’è per tutti i gusti. Quello che però mi preoccupa è la tendenza a prendere sistematicamente in considerazione ognuna di queste varietà come se fosse un fatto a sé stante. Se posso permettermi una divinazione: nella terza stagione aspettiamoci un personaggio trans o queer – speriamo senza drammi e stereotipi.

Ci sarebbe tanto tanto altro da dire, per esempio di come la seconda stagione sfata definitivamente il mito de “la prima volta non si scorda mai”, o del rapporto tra figli adolescenti e genitori complicati… considerate la quantità di temi che tocca, la brevità della stagione (sono solo 8 episodi) e le scene un po’ assurde ma divertenti, è una serie che vale la pena di vedere.

Sarò forse un po’ eretica, ma mi piace riassumere tutto così:

Mamma diceva sempre:
il sesso è come una scatola di cioccolatini,
non sai mai quello che ti capita!

Comunque il finale fa schifo.

Classe 1996, sono il braccio-web di Typoes. Un po' blogger, un po' bookstagrammer, preferisco Google a Facebook, mi interesso di questioni LGBTQ+ e ho un problema di acquisto compulsivo di libri. Se fossi un personaggio inventato sarei Frank di "How to get away with murder" oppure Guglielmo da Baskerville de "Il nome della rosa".

YOU MAY ALSO LIKE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *