Posologia di Marriage Story

Io non sono una persona romantica.
Non in senso canonico almeno. Ripudio quello che è stucchevole e i menù x2.

Ma Marriage Story è un’altra cosa: anzitutto è il racconto di un divorzio.

Che presumibilmente è la fine di un rapporto ed è lì che si muove la materia.

Perché dai, non prendiamoci in giro.

I momenti in cui le storie d’amore esercitano un fascino sono due: o all’inizio o alla fine.

È una parabola che nasce dalle farfalle nello stomaco e si conclude con il lancio dei piatti.

E sono proprio quelle parentesi ad aver maggior potenziale narrativo.

Tutto quello che sta in mezzo, quello è da vivere ed è un’altra cosa e thanx God, non è di mia competenza.

Non dirò che il film racconta la distruzione di un nucleo familiare, né che è l’evoluzione di “KramerVsKramer”, né che Adam Driver è bellissimo.

Non lo dirò, ma è tutto vero. Queste cose si possono leggere ovunque.

Adam Diver in Marriage story
Adam Driver as Charlie

Dirò invece perché questo film buca il mio cinismo sui sentimenti.

C’è questa dimensione di teatro: Charlie è un regista brillante mentre Nicole è l’attrice di punta della sua compagnia.

È una realtà totalizzante: è il loro lavoro e l’ambiente dove passano la maggior parte del tempo.

Gruppo del Laooconte, Musei vaticani

I dialoghi sono materici, potrebbero stare benissimo su un palcoscenico. La fisicità struggente dei due protagonisti li porta ad essere ancora più vicini allo spettatore.

Avete presente quando guardate il Laooconte?

Quella che si prova è una sensazione analoga. Ti viene da toccarlo, da chiedere se davvero è un’opera di finzione. Potrebbe essere reale, il suo è un dolore che puoi quasi stringere.

Il mio amico Tommaso mi ha detto che è un film noioso.

Do molto peso alle sue parole ed è per questo che mi sono chiesta: è davvero noioso?

Sono una con una soglia di attenzione pari a zero. Mi distraggo sempre, mi perdo, devo mettere in pausa e tornare indietro almeno tre-quattro volte a visione.

Bello eh guardare qualcosa con me?

Ma durante questo film non mi sono distratta. Perché questa pellicola mi ha fatto scattare qualcosa e ancora non ho messo a fuoco cosa sia.

È una cosa che sta molto vicino allo stomaco, tipo le fitte quando vedi uno che ti piace o quelle intercostali.

È stato qualcosa del genere.

Perché il punto è regaz che secondo me anche il lavoro di Kandiskij potenzialmente potrebbe essere definito come quello di uno che faceva degli schizzi sulla tela se non hai la sensibilità di capirlo. E secondo me il nodo sta qua.

Giallo, rosso, blu di, Vassily Kandinskij, Musée national d’art moderne, Parigi

Marriage Story ti racconta una storia che già conosci. Un amore che credevi tale, un amore che è effettivamente stato e che è passato, una dimensione di rinuncia per l’altro, due persone che si amavano ma che hanno semplicemente smesso di farlo o che si amano ancora ma a un certo punto non basta più.

E per contenere tutto questo bisogna fare qualcosa.

La soluzione è vivere quelle sensazioni che la narrazione ti restituisce, questo devi fare. Perché sono emozioni scomode da abitare, che spesso abbiamo spinto sotto il letto o chiuso fuori dalla porta. Ma quando ascolti quei dialoghi e senti quelle parole non puoi chiuderti da nessuna parte. Bisogna lasciare che ti attraversino e dopo due ore e diciassette minuti potrai alzarti, asciugarti le lacrime e sentirti più leggero.

O quanto meno sperare che la vostra prossima litigata sia bella almeno quanto una di quelle di Nicole e Charlie.


Marriage Story, storia di un matrimonio

Marriage Story
Di Noah Baumbach
2h 17min

Redattrice
Rebecca nasce sul mare e passa tutta la vita a volerci tornare. Quando non è ad asciugarsi i capelli studia lingue morte e si perde nelle gallerie d'arte, dimenticando dove ha parcheggiato la macchina. A Bologna andava ai concerti e mangiava tortellini, a Torino si sta ambientando col San Simone. Crede nel mare la mattina presto e nei ritratti di Modigliani.

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1 Comment

  • Elio (zio di Alice) , 28 Gennaio 2020

    Ciao
    Ieri sera ho visto questo film che ho potuto apprezzare solo nella parte finale! Forse per colpa mia. Durante lo svolgimento del film spesso rimanevo come stordito, in attesa di un qualche avvenimento.

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