Bastone e carota per Jojo Rabbit

Sarò onesto con voi: dall’esa-candidato agli Oscar Jojo Rabbit – libero riadattamento dal romanzo Come semi d’autunno di Christine Leunens – mi aspettavo qualcosa in più.

Eppure vi dirò: i primi minuti del film di Taika Waititi mi avevano proiettato in un mondo inconsueto e divertente. Johannes ‘Jojo’ Betzler (Roman Griffin Davis) è un ragazzino di dieci anni che sogna di diventare un grande eroe della Germania nazista, e ha un amico immaginario d’eccezione: Adolf Hitler (un istrionico e buffonesco Waititi). Durante un campo d’addestramento della Gioventù Hitleriana, Jojo (‘Rabbit’ per uno spiacevole incidente con un coniglio) ruba una granata al perennemente ubriaco e goffo Capitano Klenzendorf (un grande Sam Rockwell) e si ferisce al viso e a una gamba.

jojo rabbit

Fin qui tutto alla grande. Ma poi qualcosa nella mia visione ha iniziato a incrinarsi. Dopo l’incidente Jojo è segregato in casa con la fin-troppo-amorevole mamma Rosie (Scarlett Johansson), e quasi subito viene a scoprire che lei sta nascondendo in casa una ragazza ebrea, Elsa (Thomasin McKenzie).

Il resto del film lo lascio a voi. Per noi invece è giunto un grande momento: quello di giocare a Bastone e carota. È semplicissimo: carota, pollice in alto per il film; bastone, pollice in basso. Chi vincerà?

jojo rabbit

Bastone e carota

🥕 Carota. Mi piace il ruolo fondamentale di alcuni dettagli, come i lacci delle scarpe e il coltello (ci sono anche bigliettini, unicorni, tigri, mantelli da supereroe). È anche da questi particolari che a larghi tratti emerge la qualità di scrittura del film.

🦯 Bastone. Ho qualche prurito con il biondo-azzurrocchiuto-guanciottoso Roman Griffin Davis (forse perché irrita l’invidioso fanciullino che è in me). Buona interpretazione d’esordio, ma mi piacerebbe contare il numero di volte del film in cui muove il musetto di lato richiamando subdolamente il topogigiesco ‘Strapazzami di coccole’ (appello a cui, col rischio di pericolosi picchi glicemici, mamma Rosie cede volentieri). Colgo l’occasione per dire che non ho apprezzato il sentimentalismo esasperato di certe scene né l’artificialità di alcuni dialoghi che paiono costruiti ad hoc per strappare una lacrima.

Roman Griffin Davis

🥕Carota. Il binomio Jojo-Hitler. Molto credibile, e fa intravedere le grandi potenzialità del film, che è decisamente più nitido quando osa essere divertente. È questo che fa funzionare anche quasi tutte le altre scene comiche con Capitano Klezendorf e la vice-capo-addestramento Fräulein Rahm (Rebel Wilson).

🦯 Bastone. Il binomio Jojo-Elsa. Riesce peggio del precedente. L’ebraismo di Elsa non arriva mai fino alla sua essenza, è solo scimmiottato in fantastiche storie a cui – perdonate il gioco di parole – il credulone Jojo crede fin troppo a lungo per risultare credibile. Non emerge granché della sofferenza di Elsa (e di quella di tutto un popolo) né, a parte una debole scena, della sua condizione di pericolo.

jojo rabbit

🥕Carota. La scelta delle canzoni ‘esterne’ (oltre che le belle musiche di Michael Giacchino). È azzeccato l’uso iniziale della versione tedesca di I want to hold your hand dei Beatles con le immagini di repertorio del popolo tedesco esultante; I don’t wonna grow up durante l’addestramento; il surreale Everybody’s gotta live in una delle ultime scene.

🦯 Bastone. Mi delude la scarsa capacità del film di identificare il male con nitidezza, o perlomeno di farlo trasparire efficacemente. Condivido il Guardian quando dice che il film non riesce ad avvicinarsi a quella “grande arte che trasforma argomenti indicibili in un qualcosa di magicamente accessibile” o anche Indiewire nel suo: “Waititi ha costruito una fantasia zuccherosa nei posti meno piacevoli. Ma in questo processo ha seppellito la terribile verità”.

🥕Carota. Mi fa letteralmente impazzire la fotografia del film, affidata a quello che alcuni definiscono un vero guru del mestiere come Mihai Mălaimare Jr. (già direttore della fotografia per Francis Ford Coppola e Paul Thomas Anderson). Aggiungo nella stessa combo i magnifici colori (accesissimi, come in alcuni film di Wes Anderson), le scenografie e i costumi. Per sintetizzare: guardare questo film è un vero e proprio spettacolo per gli occhi, non c’è una sola scena che non sia visivamente costruita nel dettaglio, e con risultati notevoli.

jojo rabbit

E arriviamo all’ultimo round.

🦯 Bastone. A parte alcune (pochissime) scene, Jojo Rabbit non è riuscito a emozionarmi granché, e resta abbastanza insipido. A tratti terribilmente vicino a La vita è bella, ma più falso e forzato, e con minore capacità di smuovere qualcosa.

🥕 Carota. Girare film sulla seconda guerra mondiale e provare ancora a emozionare, o trovare approcci sostanzialmente nuovi, a mio parere è impresa ardua. Waititi e la sua strange art comedy ci provano con ottimi intenti ma senza una grande riuscita. È abbastanza piacevole, in ogni caso, lo stato di pacata serenità e placido tepore che – con le note di Helden (Heroes) di David Bowie – Jojo Rabbit lascia alla fine. In questo il film si comporta come un coniglio astuto che, fuggendo dal bastone, ruba la mia carota e mi spinge volentieri a farsi riguardare.


jojo rabbit


Titolo: Jojo Rabbit
Regista: Taika Waititi
Durata: 108 min
Cast: Roman Griffin Davis; Tomasin McKenzie; Taika Waititi; Rebel Wilson; Alfie Allen; Sam Rockwell; Scarlett Johansson

Collaboratore
Fisico, Data Scientist, Interista. Scrivo per frenare la deriva caotica del mio cervello, come un bimbo che soffiando prova a liberare una nave dal mare in tempesta.

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