Piccole Donne, di nuovo (ma stavolta è bellissimo)

Piccole Donne affonda le radici direttamente nella mia infanzia.
Mia madre aveva questa copia vecchiotta fitta di caratteri piccoli piccoli, con le pagine bianchissime, che io ho letto e riletto e riletto, sgualcendola prima con le mie dita da bambina, poi sotto il segno blu della matita che uso per sottolineare passaggi che sembrano parlare di me.

Nel corso degli anni, ho cercato di vedere tutte le trasposizioni cinematografiche che ne sono state tratte e, quando il film di Greta Gerwig è arrivato nelle sale, mi sono preparata alla visione senza grandi aspettative o richieste (tranne una, forse: che Emma Watson la smettesse di muovere quelle dannate sopracciglia in quel modo). Volevo solo ritrovare su quello schermo una storia che mi era stata raccontata più e più volte e che non era mai riuscita a stancarmi.

piccole donne

Ero pronta a distruggermi le natiche sulle scomodissime poltroncine del cinema e a godermi la visione senza troppe sorprese, ma il film inizia e io sono perplessa. Mi aspettavo il canonico “Natale non è Natale senza regali”, e invece si parte in medias res con una Jo già matura che va a incontrare un editore. C’è un attimo di panico, perché iniziare lì significa saltare tutte le mie scene preferite, quelle iconiche, quelle che vanno a costruire atmosfere, relazioni e la natura dei personaggi stessi. Non è Piccole Donne, è Piccole Donne Crescono. Poi, però, la narrazione ingrana e si distende, si biforca in due linee temporali, in questo prima inondato di sole e in questo dopo plumbeo, immerso nei toni del grigio e del blu, e la fusione dei due romanzi assume improvvisamente un senso.

Mi lascio catturare da una storia che mi sembra nuova e da questi personaggi così diversi e così familiari al tempo stesso. Meryl Streep mi fa impazzire nei panni di zia March, Laura Dern dà vita a una Mamie con un background reale, Florence Pugh veste i panni di una Amy con una caratterizzazione vera e Saoirse Ronan mette in scena la Jo che più mi è piaciuta in assoluto (Winona tvb, perdonami).

Women have minds and souls as well as just hearts, and they’ve got ambition and talent as well as just beauty. And I’m sick of people saying that love is all a woman is fit for. I’m so sick of it! But – I’m so lonely!

Saoirse Ronan as Jo March

Rido, piango, addirittura sono sorpresa dallo sviluppo degli eventi, quando la Gerwig dà luce a momenti che nel libro passano in sordina, il tutto con una stretta allo stomaco che un po’ sa di nostalgia.
Nostalgia di quella ragazzina che sono stata quando leggevo di Jo March e dei suoi capelli ricciolini, del suo aspetto poco conforme alla bellezza dell’epoca, della sua indole da maschiaccio, delle sue mani sporche di inchiostro, certo, ma la nostalgia non è solo la mia.

È, soprattutto, quella delle sorelle March che continuano a mescolare questo passato idealizzato al presente, che si porta dietro l’inevitabilità di tutte le scelte fatte, in un costante parallelismo tra prima e dopo, in cui sono loro stesse a guardarsi indietro per crogiolarsi nel ricordo di un tempo più semplice, a cavallo tra l’infanzia e l’età adulta, quando si gioca a fare i grandi perché si è stanchi di essere così piccoli.

piccole donne

Greta Gerwig è stata in grado di rinnovare un classico, una storia ormai consolidata nell’immaginario collettivo, che ha avuto decine di trasposizioni cinematografiche, adattamenti, interpretazioni, in un modo completamente nuovo, pur restando fedele alla storia originale. Ha dato sviluppo e tridimensionalità ai personaggi, persino a quelli che eravamo tutti pronti a odiare, e ha posto l’accento su concetti universali che preoccupavano le sorelle March così come preoccupano noi, nel 2020: l’ambizione, l’indipendenza economica, la perdita, l’età adulta.
E, soprattutto, ha descritto nel modo più vivido possibile la complessità e la fatica dal volersi affermare come individuo e della solitudine che, a volte, questo comporta.


movie poster


Piccole Donne
di Greta Gerwig

USA 2019; 134 minuti
Con Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Laura Dern, Maryl Streep, Timothée Chalamet, Eliza Scanlen.

Direttrice editoriale
Mi piace fare liste, solo che poi le perdo sempre. Ho una laurea in Editoria e Pubblicistica e un passato da interprete. Bevo troppi caffè, non dormo abbastanza e parlo a raffica. A volte sono simpatica. Chandler Bing è il mio patronus.

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