Il pericolo di un’unica storia

di Chimamanda Ngozi Adichie

È nello stile di questa splendida scrittrice nigeriana smascherare gli stereotipi che infettano la nostra società e inquinano le nostre narrazioni. Lo ha fatto nei suoi romanzi ma anche nei suoi Ted Talk. Ma, soprattutto, lo fa sempre con parole chiare e semplici e allo stesso tempo, schiette e ironiche.

Quando la guardi sul palco, con alle spalle la famosa scritta rossa, non puoi fare a meno di pensare, caspita da grande io vorrei essere come lei. E non solo perché, a mio parere, si veste dannatamente bene (piccola curiosità: veste esclusivamente abiti firmati da stilisti nigeriani), ma anche e soprattutto per la sua capacità di farti ridere e poi farti commuovere, farti sentire scemo e poi farti riflettere. Tutto nell’arco di soli venti minuti.

E proprio da un Ted Talk è tratto questo piccolo saggio in cui Adichie ci mette in guardia sul pericolo di un’unica storia.

È cosi dunque che si crea un’unica storia: mostrate un popolo come una cosa sola, come un’unica cosa, svariate volte, ed ecco che quel popolo diventa quella cosa.

Primo step: la consapevolezza

Il pericolo di un'unica storia di Chimamanda Adichie
Chimamanda Ngozi Adichie- Dawani Olatunde / Wani Olatunde Photography

Adichie ci aiuta, in primo luogo, a riconoscere la storia unica. In che modo? Raccontandoci delle piccole storie, ovviamente. Storie personali, di vita quotidiana, in cui lei non solo si racconta in quanto vittima, ma anche in quanto colpevole. Perché anche lei ha contribuito ad alimentare la storia unica. Come l’abbiamo alimentata anche noi.  Di sicuro con le più buone intenzione, di sicuro senza accorgercene, ma l’abbiamo fatto. È dunque lei che spiega alla sua nuova coinquilina americana che in Nigeria l’inglese è la lingua ufficiale, che sì, sapeva già usare i fornelli e che la sua cassetta di musica tribale non era altro che la cassetta di Maria Carey. Ed è sempre lei che in viaggio in Messico si stupisce, per poi subito dopo vergognarsene, quando scopre che i messicani non sono solo “abietti immigrati”: non sono solo quelli che attraversano i confini di nascosto o vengono arrestati alla frontiera, unica storia diffusa negli Stati Uniti. Sono persone. Gente che va al lavoro, fuma e ride.

Secondo step: le conseguenze

Adichie non usa mai mezzi termini, la storia unica sottrae alle persone la propria dignità. Mette l’accento sulle differenze, rendendo difficile il riconoscimento della pari dignità degli uomini.

Terzo step: come difendersi dalla storia unica

Ed ecco che nuovamente si ritorna alle storie, molteplici, importanti.

…le storie sono importanti. Molte storie sono importanti. Le storie sono state usate per espropriare e per diffamare. Ma le storie possono anche riparare quella dignità spezzata

Negli stessi giorni in cui leggo il saggio di Adichie, ho la fortuna di assistere a un intervento di un’altra splendida scrittrice e reporter Francesca Mannocchi. Era stata chiamata a dire la sua nell’ambito di un ciclo d’incontri che indagano le tematiche essenziali del nostro futuro e ci introduce la sua idea di dittatura della vittima. Le due autrici iniziano così a dialogare nella mia testa.

Mannocchi ci parla di come oggi si tenda a ridurre la complessità del mondo attraverso il racconto di una precisa storia unica, quella della vittima. Pensiamo alla narrazione del fenomeno dell’immigrazione. Una narrazione imprigionata nelle “griglie interpretative dell’emozione”, che ci mostra di continuo i volti delle persone che soffrono, senza raccontarci mai le loro singole storie. Una sola storia indistinta è quella che ci viene presentata non solo dai media ma anche dalle organizzazione umanitarie: la vittima bisognosa del nostro aiuto. Ciò causa una “sperequazione”: da una parte c’è chi accoglie e dall’altra chi ha esigenza di essere accolto. Due entità distinte che non possono confrontarsi, che non possono sedere allo stesso tavolo. D’altronde con la vittima non si dialoga. La vittima si ascolta e si compatisce. In questa visione del mondo polarizzata non è ammesso, per esempio, il fatto che si possa emigrare semplicemente perché si ha un progetto, cambiare la propria vita. Come molti altri uomini. Come tutti noi.

In questa storia non vi era alcuna possibilità che gli africani fossero in alcun modo simili a lei. Nessuna possibilità per sentimenti più complessi della pietà, nessuna possibilità di un rapporto alla pari tra esseri umani.

Sono parole di Adichie, ma penso che potrebbero essere anche di Mannocchi.

Leggete questo libro e diffidate dell’unica storia.


Titolo: Il pericolo di un’unica storia

Autore: Chimamanda Ngozi Adichie

Anno di pubblicazione: 2020

Editore: Einaudi

Collana: Vele

Collaboratrice
Sono Martina e da sempre sono un po’ confusa. Sono nata a Monza ma in casa mia si parla dialetto siculo e si mangia pasta a forno. Sono quindi monzese? Ho studiato economia ma poi mi sono dedicata al volontariato internazionale. Sono quindi un’economista? Ho solo due certezze, l’amore per i viaggi e per le storie.

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