Autodifesa di Caino di Andrea Camilleri

Sono sincera, ho trovato abbastanza difficile scrivere una recensione su una sua opera. Una sorta di riverenza, un sentimento mio di piccolezza, di inadeguatezza. Cominciamo dal fatto che non so come la devo chiamare: Maestro so che la irrita, Andrea mi pare irrispettoso, un poco per l’età e un poco per la persona.

Signor Camilleri, ecco.

Le scrivo come parlo, quindi capirà sicuramente da dove vengo. Non lo so se lo ha mai conosciuto: San Giovanni Gemini, quel paesino attaccato a Cammarata, in montagna. Vicini di casa. Io, a Porto Empedocle, ci andavo al mare da bambina, con mamma, zia, sorella e tre cugine, tutte ammunziddàte in una ford blu notte. La conosco bene quella spiaggia, lei la descriveva dorata e profonda.

La verità è che devo scrivere un articolo per questa rivista e ho scelto Autodifesa di Caino, proprio l’opera che lei manco è arrivato a sfogliare.

Il monologo inizia con delle indicazioni tecniche:

(entra in scena Caino su una pedana mobile, seduto su una sedia; sottofondo musicale)

Me la sono immaginata la scena, precisa spiccicata. Peccato che c’era sta poltrona vuota.

Quando, nelle prime battute, lei si presenta come Caino, io ci credo. Poi leggo poche righe e la sua voce diventa riconoscibile, ogni tanto le scappa un poco la mano col siciliano e a metà testo si presenta:

… ed io, io Andrea Camilleri, sono troppo vecchio per riferirvi tutto.

E invece parte dalla creazione del mondo e racconta questa storia a noi che, ormai, agli assassini ci siamo abbastanza abituati, diciamoci la verità. Forse, proprio per questo motivo, abbiamo bisogno di ascoltarla.

Mi sono fatta un’idea di quest’ultima opera: credo che con Autodifesa di Caino ha cercato di “intuire cosa possa essere l’eternità”. La sua fìsima negli ultimi tempi, nel silenzio che si era creato dentro di lei, dopo aver perso la vista.

Il fatto che sia un monologo teatrale non mi ha stupita: c’aveva il firtìcchio per il teatro lei, sin da ragazzino. E siccome si definiva un contastorie, ha deciso di chiudere con un sipario e non con una pagina. Tanto l’ultimo libro di Montalbano lo aveva scritto più di sedici anni fa.

Sul comodino ho il suo libro preferito, Il re di Girgenti. La leggo con la dovuta calma, soprattutto la sera, che non ho pensieri. Lei ha troppe storie da raccontare, storie che raccontano storie, che raccontano altre storie e ogni volta riesce a trovare l’eccezionale nel quotidiano.

La sua Autodifesa di Caino invece si è fatta leggere in un pomeriggio e mi ha subito conquistata.

Il suo Caino, che gran personaggio: il primo assassino, ma anche il primo figlio, il primo fratello e, commettendo violenza, il primo uomo. Perché per rendere umana la vita bisogna effettuare una scelta: la rinuncia alla violenza. E per prendere questa decisione, la dobbiamo attraversare la violenza, c’è poco da fare. Allora viene il bello, lì ci si può impantanare. Caino si è invischiato e non ci avevo pensato mai che lui, mischino, aveva le sue ragioni.

Lei mica lo difende, soltanto lo fa parlare, prendendo in prestito tutti i Caino dell’arte: Elie Wiesel, Dario Fo, Borges, Shakespeare, Dante, Giordano Bruno, Gioacchino Belli, Saramago e me ne dimentico ancora tanti. Il suo Caino li smentisce o, attraverso le loro parole, si spiega meglio.

La questione dell’offerta a Dio, ad esempio: e chi se lo poteva immaginare che il primo gesto d’amore di Caino fu quello di portare un fuscello di canna a Eva?

Ma credetemi, io avevo voluto semplicemente compiere nei riguardi del Signore lo stesso atto d’amore che avevo avuto nei confronti di mia madre.

Questo Caino così sensibile, la sua schiettezza, la statura morale: un uomo che non solo si pente ma raggiunge la consapevolezza di essere diventato un simbolo:

Un simbolo necessario, perché senza il male il bene non esisterebbe. Dio l’aveva pensato prima di tutti noi, com’era logico.

L’eternità, chissà se ora le è passato lo sfizio di conoscerla veramente.

Chissà se si è tolto il vizio del fumo.

Io, per parte mia, ho risolto il problema della recensione. Tanto lo sapevamo entrambi che la lettera, all’inizio, era un pretesto. Adesso mi rimane la voglia di scriverle ancora, ho come la sensazione che io non sia stata abbastanza attenta da conoscerla per tempo. Come se lei ancora avesse qualcosa da dirmi e io da chiederle.

Mi consola il fatto che ha scritto più cento libri, senza contare quelli inediti, e che quando la leggo è proprio la sua voce a raccontare. Sono sicura che in tutte queste storie troverò le risposte che cerco.

Continua…


autodifesa di Caino di Andrea Camilleri

Titolo: Autodifesa di Caino

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Sellerio Editore Palermo

Collana: Il divano

Anno edizione: 2019

Collaboratrice
Invento storie, scrivo con la bic verde, friggo quello che posso. Sono felice al mare, in cartoleria e al ristorante. Mi piacciono i divani, le to do list e l'odore della carta. Ho tre librerie, due lauree e un romanzo nel cassetto. Somiglio al caffè, al biglietto aereo Palermo-Torino, alle colazioni salate al mattino. C'è dell'altro? Certo che sì!

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