Ode all’imperfezione e all’umanità

Il primo film che ho visto durante questa quarantena è stato Uncut Gems. Lo so, sono arrivato in ritardo, ma cosa posso farci? Però, proprio per questo motivo, ve ne parlerò senza paura di fare spoiler; quindi se volete vederlo ma non avete ancora trovato il tempo sapete cosa fare, mentre se siete indecisi continuate pure a leggere (a vostro rischio e pericolo) e cercherò di persuadervi.

uncut gems

Non è un film facile da inquadrare, sarò sincero. Guardi il trailer e dici “ecco l’ennesimo film nostalgico degli anni ’70 che mi parla di debiti e malavita”, poi lo inizi e sei catapultato in Etiopia e stanno portando in braccio un ragazzo con una caviglia spezzata, si vede l’osso bucare la carne, e quindi rimani un attimo confuso. Ma in Etiopia cosa fanno? Cercano i diamanti! E allora lo vedi che è sempre la solita solfa? Dai ragazzi, basta, Blood Diamond è già uscito nel 2006. Adesso lo stoppo e ne scelgo un altro. Ma poi uno zoom-in sulla gemma, la vedi vicina, vicina, sempre più vicina, e poi ci entri dentro, ne vedi le pagliuzze colorate, una costellazione di prismi, e poi, poi… cos’è quello? Eh? Cosa dice? Colon? Un culo. Sto davvero guardando l’interno di un culo. E zoom-out: ci presentano Howard (Adam Sandler), il personaggio principale, rannicchiato su un lettino ospedaliero, completamente rilassato mentre il dottore annuncia d’aver visto un piccolo polipo di circa 2 cm. Così facendo ci avviciniamo emotivamente al protagonista, siamo lì con lui, in un momento di debolezza, prima di avere il tempo di conoscerlo veramente, di vedere quali siano i suoi difetti, noi gli stiamo accanto. Non scordatevela quest’inquadratura, sarà l’unica volta in cui vedrete Howard durante un momento di calma.

Il resto del film, infatti, è un delirio continuo. Una scena nello specifico è completamente fuori controllo, qualche minuto di pura follia che sembra dilatare i secondi fino allo spasmo. Vi dico solo che arriva circa a metà film, quindi tenetevi pronti: non aiuterà la vostra ansia.

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Per due ore seguiamo Howard nella sua vita frenetica, impariamo a conoscerlo e attraverso i suoi occhi conosciamo anche chi gli sta attorno. Veniamo sballottati assieme a lui di disavventura in disavventura e l’unico punto fermo è il suono esasperante del citofono della sua gioielleria. Non è un protagonista in cui sia facile immedesimarsi, ve ne accorgerete, ma ci serve un punto d’ingresso: per come la vedo io, quello è il tentativo di tenere la vita sotto il proprio controllo. Perché è questo che Howard cerca instancabilmente di fare per tutta la durata del film, è questo che lo rende umano e vicino a noi. E allora gli perdoniamo tutto, perché tutto ci sembra il tentativo di prendere le redini della propria vita: l’ipocrisia, le scommesse, gli scatti d’ira, i fallimenti. Tutto quanto. E quando Howard crolla, crolliamo anche noi. Quando, in mezzo alle lacrime e alla frustrazione, finalmente trova il coraggio di aprirsi, di parlarci, e dice:

I can’t figure out what I’m supposed to do. Everything I do is not going right. I don’t know what to do. I really don’t. I don’t want anymore of this shit.

Noi siamo di nuovo lì con lui e, diciamoci la verità, ci sentiamo come lui. Ed è qui che arriva la salvezza, o così ci piacerebbe pensare, ma ormai Howard lo conosciamo e infatti subito dopo un’altra pessima scelta: un’altra scommessa.

E poi arriva il finale. Siamo nella sua gioielleria – assieme agli strozzini, bloccati nel piccolo atrio fra la porta d’ingresso e la porta anti-proiettile – e, col cuore in gola, guardiamo la partita su cui ha scommesso. Non può finire bene, no? Insomma, ha avuto una miriade di occasioni per ripagare il debito e le ha mandate tutte in malora, vuoi mica che ora vinca la scommessa? Oppure…

E così rimaniamo sospesi, tifiamo per lui e per i Celtics, e poi l’intervista a Kevin Garnett. Ha vinto? Ha vinto… Ha vinto più di un milione di dollari, e i suoi strozzini sono dietro quel vetro e hanno visto tutto, sanno che riavranno i loro soldi e allora lui li libera, li libera e si avvicina sorridendo con quel suo sorriso affabile ed eccolo che casca giù con un proiettile in faccia. Sorridente.

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E come siamo entrati nel film, così ne usciamo: zoom-in, vediamo il buco della pallottola da vicino, vicinissimo, vediamo il sangue uscirne e poi siamo dentro, è nero, e poi rosso, e poi di nuovo le pagliuzze colorate, i prismi, buio, fasci di luce, forme, colori, e infine il cielo stellato.

Uncut gem è un aggettivo che sembra cucito apposta per Howard Ratner: una persona imperfetta, zeppa di difetti e contraddizioni, ma di buon cuore. L’abbiamo visto fallire come padre, come marito, come amante, come professionista, come uomo. L’abbiamo visto lottare inutilmente, e forse nella maniera sbagliata, per cercare di rimanere al timone. E l’abbiamo visto inabissarsi. E allora è proprio per questo che gli siamo stati vicini fino alla fine.

“Disappointing diamonds are the rarest of them all”.

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Uncut Gems
di Josh e Benny Safdie

Data d’uscita: 10 gennaio 2020
Cast: Adam Sandler, Kevin Garnett, Idina Menzel, Julia Fox, Lakeith Stanfield, The Weeknd
Durata: 135 min

Collaboratore
Ho 24 anni, una mini conifera che si chiama Mario e se fossi un pokémon sarei Alakazam. Leggo libri, guardo film, faccio binge-watch di serie tv e ascolto tanta, tanta, tanta musica (il mio 2019 Spotify Wrapped recitava "92.541 minuti ascoltati", perché socializzare è overrated). Nel tempo libero mi arriccio i baffi.

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