Momento Confidenza

Perché prendiate maggiore confidenza con il libro e tra noi si crei confidenza, ho da farvi una confidenza: Confidenza è il primo romanzo di Starnone che leggo. Ma vi prego: non ditelo alla redazione, o mi licenziano.

Detto questo, partiamo per gradi. Tantissimi gradi, materia rovente quella del libro, che ci viene rivelata fin dalla prima parola: amore. Il protagonista ammette di non averla mai usata nella sua vita, di averne anzi preferite molte altre – smania, furia, languore, smarrimento, necessità, urgenza, desiderio – ma, nonostante questo, di aver amato eccome, «fino a perdere la testa e i sentimenti». Le prime pagine di Confidenzaterzo della trilogia sentimentale di Starnone dopo Lacci (2014) e Scherzetto (2016) – sono come lava che emerge da una voragine profonda, un calore disgregante che più avanti nel libro solo difficilmente rincontreremo.

Pietro Vella è napoletano (come Starnone), insegnante di lettere (idem) in un liceo della periferia romana. Carismatico, centro gravitazionale attorno a cui tutti – lettore incluso – non possono che orbitare. Fra questi c’è anche Teresa, ex alunna con cui dopo il diploma Pietro inizia una storia. Storia di visceralità quasi animale, di insulti, pianti e morsi, di due caratteri forti spesso spinti da un’esigenza mai soddisfatta di possesso reciproco. Il (fittizio) motore narrativo del romanzo nasce appunto dopo l’ennesima litigata: i due amanti si fanno una confidenza, si raccontano un segreto inconfessabile a testa nella speranza che questo possa legarli per sempre.

domenico starnone - confidenza
Domenico Starnone

Inadeguatezza e tradimento

Ovviamente la storia finisce. Ciò che invece nasce, o meglio emerge sempre con maggiore forza, è il senso di inadeguatezza di Pietro. Affondando le radici nella sua infanzia – bellissima la scena del piccolo Pietro sul davanzale, che immagino un po’ come quella iniziale in Antichrist di Lars Von Trier – l’inadeguatezza sfocia poi in una tendenza all’autodistruzione che appare sempre sul punto di esplodere e far collassare il fragile edificio della sua vita.

Tutto sembra passare in secondo piano quando Pietro conosce Nadia – collega di matematica timida e bellissima, taciturna e discreta, opposta a Teresa – con cui arriverà al matrimonio. La sua vita sembra mettersi sui giusti binari: pubblica un saggio sull’insegnamento scolastico e un libro di successo che lo porta in giro per l’Italia; ha tre figli e una crescente fama nell’ambiente culturale romano e italiano.

Inizia però a farsi largo il tema del tradimento. In realtà, se ripartiamo dall’inizio, ogni parte del romanzo sembra caratterizzata da un (possibile) tradimento che riguarda il protagonista: un giovane Pietro tradisce le aspettative del padre, per poi temere che Teresa lo tradisca; Nadia tradisce il suo ragazzo per Pietro e quest’ultimo è tentato dal tradire Nadia con la sua redattrice; infine Pietro tradisce (metaforicamente) Nadia avviando con Teresa un rapporto epistolare.

Ma il tradimento più grande è quello potenziale che tiene in scacco la vita di Pietro: il terrore che Teresa riveli il suo segreto. Anche dopo molti anni, l’incubo è quello che la sua ex possa mostrare a tutti la sua inadeguatezza e cancellare come un passante sotto la pioggia il disegno sul marciapiede della sua vita (immagine starnoniana, questa). È questo intreccio tra tradimento e senso di inadeguatezza che determina secondo me tutta la tensione narrativa del romanzo, nonché la sua riuscita.

Les Amants – René Magritte (1928)

Leggerezza

Ma se da un lato Confidenza ci tiene in costante tensione, dall’altro ci permette anche di respirare. All’inizio, infatti, Pietro è una persona ossessionata dall’errore:

[…] no, non tolleravo l’errore, non tolleravo le conseguenze dell’errore, non tolleravo di dovermi giustificare, non tolleravo niente che mi mettesse di fronte al fatto che non ero capace di essere perfetto, non lo sarei mai stato.

Pietro Vella in Convivenza

Alla fine, però, arriverà a dire:

Ma diventare adulti – mi dissi – è di fatto rinunciare a essere perfetti.

E questo ci fa rilassare. Perché se da un lato Confidenza è la storia dell’ingresso nell’età adulta di Pietro, del suo progressivo diventare la persona che ha sempre voluto essere, è ancor di più, quella della sua rinuncia alla tanto agognata perfezione.

Leggero è anche il modo – a parte l’inizio attraverso cui tutta la storia viene raccontata, grazie soprattutto alla prosa limpida, esatta e, a tratti ben ponderati, lancinante, frutto del raffinato lavoro artigianale di Starnone.  

Ammetto invece di non amare troppo i cambi di voce narrante negli ultimi due (su tre) macro capitoli del libro (da Pietro si passa alla figlia Emma e poi a Teresa), due virate a mio parere non così necessarie e, nella riuscita, incompiute.

Silvio Orlando in La scuola, spettacolo teatrale di Starnone

Incompiutezza

È forse proprio l’incompiutezza, però, che Starnone cerca in Confidenza.

Come dice Marco Belpoliti in DoppioZero: «Il segreto dei libri di Starnone è quello di apparecchiare le storie senza mai concluderle. Vicino alla fine, quando deve apparire la morale del libro, si dilegua: fa fuggire i suoi personaggi per l’uscita di sicurezza, gli apre la porticina, moltiplicando le trame e i punti di vista, in modo minimale, ma sostanziale».

Confidenza sembra non prendere una posizione, non redime né condanna: il protagonista resta nel limbo della sua realizzazione (seppur limitata) e della sua colpa (non grande, neanche quella) mai del tutto espiata.

Il libro però si avvicina alle piccole mediocrità umane di noi lettori, ai tradimenti e ai compromessi a cui spesso siamo costretti, all’ansia di essere scoperti come impostori, e lascia aperta una speranza di realizzazione personale.

Ma soprattutto Confidenza ci mostra la possibilità di dare forme diverse a quella lava caldissima che ogni tanto tendiamo a imprigionare in una parolina di cinque lettere.


confidenza

Titolo: Confidenza

Autore: Domenico Starnone

Editore: Einaudi

Anno di pubblicazione: 2019

Collaboratore
Fisico, Data Scientist, Interista. Scrivo per frenare la deriva caotica del mio cervello, come un bimbo che soffiando prova a liberare una nave dal mare in tempesta.

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