Perché avevamo bisogno di Ultras

A me del calcio non frega niente.
Le mie competenze si esauriscono nel fare il palo della porta quando i miei fratelli giocano a calcio.
Se mi avessero chiesto: “Ti va di guardare un film sul calcio?” avrei risposto seccamente di no, senza neanche darmi il tempo di provarci.
Ultras l’ho guardato perché di Francesco Lettieri mi fido.
L’ho conosciuto con i videoclip musicali perché sì, sono una di quelle persone che li guarda ancora.
Mea culpa, ascolto anche un sacco di musica indie.
E, combinando questi due fattori, Lettieri lo incontri per forza.
Guardare i video musicali è un movimento un po’ antico oggi, era una cosa che facevo da adolescente quando mi accoccolavo sul divano di mia nonna e passavo i pomeriggi a guardare Mtv, che al tempo si occupava ancora di musica.
Fare questa cosa oggi è dare un senso ulteriore alle parole e alla musica che ascolti, è stimolare anche la vista e scoprire dei piani di lettura nuovi.
In alcuni casi servono anche a dare un’immagine a chi ha scelto di non averne.
Lettieri si è occupato infatti della regia dei videoclip di Liberato, che sono dei veri capolavori.
C’è questa cosa della terra, di casa, di una Napoli che è oggetto di amore e motore della rappresentazione.

Ultras è il primo film di Francesco Lettieri.
Dopo più di sessanta videoclip e numerose vittorie a festival di cortometraggi, si cimenta in questa prova che purtroppo, date le circostanze, non ha avuto il passaggio nelle sale cinematografiche.
Ce lo troviamo su Netflix, a portata di mano.
È una storia che ha come scenario Napoli e vede l’intrecciarsi di due vite: quella di Sandro, un uomo di quasi cinquant’anni a capo degli Apache, e quella di Angelo, un ragazzino di sedici anni che ha perso il fratello Sasà durante alcuni scontri in una trasferta.

Forse chiedere di non focalizzarsi sul calcio è una richiesta faticosa.
Ma se dovessi dire qual è il focus del film non chiamerei il calcio in prima istanza.
Ultras racconta una storia d’amore, da un lato, un amore violento, fatto di cieca dedizione a una causa che per chi è distante da quel mondo appare completamente insensato. Ma tant’è.
È anche una storia di volontà di riscatto, Sandro intravede la possibilità di una vita normale dall’incontro con una donna, Terry, che non ha paura di nulla.
Ma è come fagocitato da tutto quello che ha costruito prima e non riesce a staccarsene.
È la storia di Angelo che, totalmente privo di punti di riferimento, si aggrappa alla figura di Sandro come baluardo di un’autorità che non trova da altre parti. È il bisogno di una famiglia, di una comunità. È sentirsi parte di qualcosa, anche se quel qualcosa genera violenza e dolore.
È la paura di stare soli e la debolezza che ne consegue.

ultras

E poi c’è Napoli.
Che è una città bellissima, pulita, senza una pistola, senza un furto. È l’amore di chi ritrae casa sua, schivando tutti i cliché a cui i media ci hanno sottoposto per anni e anni.
C’è lo scontro di generazioni diverse: la vecchia guardia, bloccata dai daspi, ma che tenta ancora di erigersi a pilastro valoriale. C’è la nuova generazione che scalcia per spodestare la vecchia, una generazione impulsiva, che a tratti sembra non aver memoria. E c’è la generazione dei ragazzini, che si affacciano ai gruppi per cercare un senso d’identità e fluttuano trasportati dagli eventi e improvvisando violenza.

ultras

Ultras ha questa forza qua: di strapparti dal tuo divano e di portarti lì.
Di farti sentire l’odore del sale e i rumori di Napoli addosso. Restituisce l’amore di qualcuno per casa sua. E ti riporta quell’umanità che ora manca più che mai.


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Titolo: Ultras

Regia: Francesco Lettieri

Durata: 108 minuti

Anno di uscita: 2020

Redattrice
Rebecca nasce sul mare e passa tutta la vita a volerci tornare. Quando non è ad asciugarsi i capelli studia lingue morte e si perde nelle gallerie d'arte, dimenticando dove ha parcheggiato la macchina. A Bologna andava ai concerti e mangiava tortellini, a Torino si sta ambientando col San Simone. Crede nel mare la mattina presto e nei ritratti di Modigliani.

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