Storia di una città elettrica, attonita, cupa, di una città sommersa

Questa è la storia di Marta Barone e di un uomo che d’ora in avanti chiameremo L.B. e che è stato suo padre.

L.B. non è un nome, è una sigla, perché L.B. non è più una persona, ma un vasto mistero, un posto rimasto vuoto prima ancora di capire che cos’era ad occuparlo. Per l’autrice, L.B. era un uomo che sedeva in un piccolo e trasandato appartamento di Torino, che la trascinava in vacanza e chissà perché un giorno aveva deciso di regalarle due gattini. Un uomo brusco e un po’ ipocrita, difficile da amare, anche quando è tuo padre. Per alcuni L.B. era un amico, per altri un compagno, una specie di benefattore, una guida carismatica ed entusiasta. «Non fidarti mai del tutto di quello che diremo» – la mettevano in guardia, prima di iniziare a raccontare di lui. Ma ormai per molti L.B. non è altro che un’ombra sfocata, una comparsa in una scena secondaria lontanissima nel tempo. Per qualcuno è stato un terrorista, per qualcuno un traditore. E la memoria si confonde.

Nella collisione ìmpari tra le biografie individuali e la storia generale, le date e i dettagli di solito appartengono soltanto ai morti, ai notabili e agli assassini.

Ma come la Storia, così anche la memoria individuale comporta una responsabilità. Dimenticare, riportare alla luce, scrivere, è un lungo processo per arrivare a conoscere ciò che ci è stato precluso. Amori e amicizie, conflitti e vittorie, ripensamenti e paure, l’episodio truce di un ragazzo dato alle fiamme nei tardi anni Settanta e di un altro accoltellato sotto gli occhi di L.B., occhi assoluti che non possono più raccontare. La storia di uomini e donne che con le mani a coppa hanno donato la loro vita a un partito destinato a morire abbandonandoli nell’ingiustizia della libertà. La storia di vendette, bambini, sangue, e poi un processo per banda armata, il carcere, articoli di cronaca, libelli politici, fotografie sbiadite, nomi e luoghi che si ricordano solo vagamente.

L.B. non ha mai fatto parola di tutto questo, della sua vita di prima. È una vita che solo a poco a poco sembra acquistare un senso, almeno narrativo, e che s’intreccia indissolubilmente con quella della figlia Marta.

Marta Barone
L’autrice Marta Barone. Foto dall’archivio Rai.

La Torino del terrore

È questa la città sommersa da cui il titolo del libro. È una Torino sconosciuta e per certi versi inconoscibile a una persona nata semplicemente troppo tardi. Una bambina, una ragazza e poi una donna per cui i luoghi di Torino sono luoghi della sua infanzia, lo sfondo per gli episodi della sua vita. Ma all’improvviso un’altra geografia si sovrappone agli scorci, alle vedute, ai nomi delle strade tra le quali è cresciuta: è la geografia del terrore, di quegli anni di piombo che sembrano lontani, e invece sono ancora inscritti nella sostanza delle strade e dei palazzi.

Mettere insieme i pezzi della vita di L.B. non è solo conoscere un padre, è rivedere se stessi, la propria collocazione storica all’interno di un ambiente da cui traspaiono fatti del passato, avvenimenti di cui si è letto ma a cui non si è mai veramente partecipato. È risvegliare una memoria interiore che mette in connessione le passeggiate notturne dell’infanzia in compagnia del padre, parlando di pipistrelli o di qualche altra cosa, con la lotta armata e quello che si incontra nei libri di storia. Gruppi come le Br e Prima linea, luoghi come la Falchera e Mirafiori, nomi pronunciati come quelli di Mure Galiani e Aldo Moro, e nomi sottilmente taciuti, ma intesi, inequivocabili.

Gli scioperi del 1979. Foto e informazioni.

Città sommersa di Marta Barone

È tutto molto oscuro, quasi un po’ intimorito, quello che emerge dalle pagine di Città sommersa, che non è un romanzo e non è un saggio. C’è molta forza e molta incertezza nelle parole di una figlia che decide di mettersi a raccontare suo padre e insieme raccontare se stessa che racconta. Salta agli occhi uno stile notevolissimo. Non so perché, mi verrebbe da dire una cura umana, più che letteraria, anche se non credo che ci sia differenza tra le due.

Città sommersa di Marta Barone

Edito da Bompiani e candidato al Premio Strega 2020, Città sommersa si inserisce in un solco già tracciato da romanzi tra cui Nero ananas di Valerio Aiolli (Edizioni Voland), Il tempo materiale di Giorgio Vasta (Miminum fax) e Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana (Sellerio) – eppure vi aggiunge ancora qualcosa di suo.

Per me è un libro che vale senza dubbio la pena di leggere.

Classe 1996, sono il braccio-web di Typoes. Un po' blogger, un po' bookstagrammer, preferisco Google a Facebook, mi interesso di questioni LGBTQ+ e ho un problema di acquisto compulsivo di libri. Se fossi un personaggio inventato sarei Frank di "How to get away with murder" oppure Guglielmo da Baskerville de "Il nome della rosa".

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