La notte di Michelangelo Antonioni

Se stasera voglio morire è perché non ti amo più

Questa è una storia d’amore: parla di due che non si amano più.

Ci ho trovato del vero in questo. Perché Lidia e Giovanni non si parlano, hanno addosso quel prurito di provare cose nuove, la noia del loro legame.

Li conosciamo così: vanno a trovare in una clinica un amico che sta morendo e Giovanni subito dopo si chiuderà nella stanza di una ninfomane e Lidia scapperà alla periferia della città per vedere i razzi che scoppiano per aria. In casa loro c’è l’intimità delle cose non dette, dei sorrisi spezzati a metà. Di silenzi.

I silenzi portano avanti tutto il film di Antonioni e noi dentro ci troviamo le parole passate e presenti, non c’è bisogno che vengano dette a voce alta.

Ma c’è l’intimità, è palpabile, è la verità di una coppia. E per me rimane una storia d’amore, anche se loro, forse, non si amano più per davvero.

Antonioni

Il film è La notte (1961) ed è il secondo della trilogia dell’incomunicabilità di Antonioni. Sono tre film diversi, il tema che li accomuna è quello. Io ho scelto La notte perché ci ho trovato una tenerezza particolare, quella, appunto, delle storie d’amore che vanno alla deriva.

Non è facile catalogare il rapporto tra due persone. La notte che Antonioni decide di farci vedere, ce lo fa capire. Ci sono gesti familiari tra i due, gesti dove si vede quello che hanno costruito e poi ancora silenzi. Sono irrequieti e non riescono a passare la notte a casa: prima vanno in un night a vedere una ballerina erotica, ma anche lì si stufano e decidono di andare alla villa di un industriale, nella Brianza, e ci rimarranno fino all’alba. Arrivati si separano quasi subito: lui va con la figlia dell’industriale, Valentina, e lei con un uomo che la corteggia. Lidia scappa dal suo corteggiatore e vede Giovanni che bacia Valentina. C’è un incontro fra i tre e alla fine Lidia e Giovanni vanno via, per la campagna, la notte è finita, il sole sta sorgendo.

antonioni

E arriva il momento. È il momento delle parole che devono dirsi. Giovanni cerca di riparare la crepa, Lidia è schietta.

Se stasera voglio morire è perché non ti amo più.

E poi i rimorsi di lui. È tutto lento e dolce, come l’alba estiva nella campagna e le parole che arrivano sembrano essere quelle giuste, sottili e precise come le bretelle del tubino di Lidia. I due si siedono sull’erba e lei prende un foglio dalla borsetta e legge una lettera. È una lettera che mi piace riascoltare spesso perché è bellissima. L’ha scritta Giovanni per Lidia, ma lui non la ricordava e rimane stupito.

È una lettera che mi fa capire che ci sono sfumature tra l’amarsi e non l’amarsi più.

Sono Bianca, ho venticinque anni e sto cercando la mia voce. Forse l'ho trovata, proprio qui, scrivendo un po' per questo blog, un po' per conto mio. In ogni caso mi trovate in giro per Torino a scoprire come è fatta, che forma ha, se mi somiglia, oppure in Sardegna perché la mia voce ha qualcosa a che vedere col suono ininterrotto delle onde, col profumo del sughero appena tagliato.

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