La Febbre di Jonathan Bazzi

Di Febbre ne parlavano tutti.
Quella copertina era ovunque, riempiva i feed di Instagram, era diventata quasi un pattern.
La mano gentile che tiene due occhi lacrimanti, illustrazione di Elisa Seitzinger, a me ricordava un’offerta. Un volerti dare qualcosa, qualcosa di doloroso ma anche qualcosa che sbocciava, un fiore.

Che ricordi avete di quando eravate piccoli? Io ne ho pochissimi: la puzza di zolfo del drago a Disneyland Paris e la Madonna di Civitavecchia che piangeva sangue, stop. Eppure quest’ultima è un’immagine chiara, dipinta a tinte decise: quella statuetta con le guance rigate di rosso, rannicchiata nell’intimità di un giardino privato protetto da siepi, piange tutto il dolore del pianeta.
Quando ho preso in mano Febbre e ho visto quelle lacrime di sangue, ho pensato alla Madonna di Civitavecchia – neanche per un secondo al film di Brignone, quello mi è venuto in mente solo adesso.

febbre

Era una sofferenza personale e globale, e questa è una dimensione che ritroviamo nel romanzo: Jonathan racconta la sua vita e la scoperta di una malattia profondamente condizionante, ma in questo c’è un’umanità che ci riguarda e coinvolge tutti.
C’è la storia di un bambino che ha sofferto, che è sempre stato diverso e che ha lottato a suo modo per strapparsi un pezzo di mondo. C’è la storia di un uomo che ha visto la sua vita cambiare di punto in bianco.

Sì, c’è del dolore in Febbre. Ce n’è parecchio, a essere precisi.
La storia si sviluppa su due linee temporali: una racconta il presente, l’altra un Jonathan bambino e procede così, un alternarsi di brevi capitoli.
Vincitore del Premio Libro dell’anno di Fahrenheit di Radio Tre come miglior libro 2019 della Piccola e Media Editoria, e candidato al Premio Strega, Febbre è una storia di coraggio, raccontata con una scrittura veloce, rapida ma senza guizzi. Se fosse un genere pittorico sarebbe l’iperrealismo.

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Jonathan Bazzi

Siamo nel 2016 e Jonathan ha 31 anni quando gli sale la febbre, ed è una febbre che non andrà più via. Sottile ma invasiva, altererà lentamente la sua vita. Da qui la ricerca di una diagnosi, condita da un’ansia che raggiunge picchi di ipocondria alimentati dai pareri su internet e così via, fino al giorno del responso. Il test dell’HIV rivela al protagonista la causa della febbre: non è un tumore, non è leucemia, Jonathan è sieropositivo. A partire da questa scoperta si ripercorre il suo passato, raccontando un’infanzia difficile vissuta nell’hinterland milanese, a Rozzano.

A me piace quando si parla di periferia, mi si accende qualcosa: e questa è una periferia del nord Italia, che difficilmente ho visto rappresentata. Questa Rozzano fatta di cortili interni, di case popolari e di cantine che fanno paura, forse mi sarebbe piaciuto fosse stata più presente.
Ne ho vista una porzione e avrei voluto saperne di più.

Perché Febbre non è il racconto di una malattia: quella che viene ritratta è una vita intera.
Jonathan si siede al tuo fianco e si racconta totalmente, senza filtri, come faremmo noi con qualcuno di cui ci fidiamo ciecamente.
C’è una scena nel romanzo che trovo essere rappresentazione dell’opera stessa e fa più o meno così:

La dottoressa mi chiede di parlare di me, e non solo di ora, di come sto adesso. Raccontami un po’ della tua storia, dice. Per arrivare a capire come stai oggi devo sapere da dove vieni.
Un’ora e mezza.
Forse due.
Parlo, rievoco, riesumo tutto: attraverso, a bordo delle mie frasi concitate, i cumuli di eventi dall’infanzia al presente. Biografo, geologo, sherpa: mostro alla dottoressa i picchi ma soprattutto i tracolli della mia mente.

E in questo movimento gli siamo tutti vicini.



Titolo: Febbre
Autore: Jonathan Bazzi
Anno di pubblicazione: 2019
Editore: Fandango

Redattrice
Rebecca nasce sul mare e passa tutta la vita a volerci tornare. Quando non è ad asciugarsi i capelli studia lingue morte e si perde nelle gallerie d'arte, dimenticando dove ha parcheggiato la macchina. A Bologna andava ai concerti e mangiava tortellini, a Torino si sta ambientando col San Simone. Crede nel mare la mattina presto e nei ritratti di Modigliani.

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