Il sussurratore

Tutte le volte che ho bisogno di scappare chiudo gli occhi e sono qui, al minuto 2:30, per l’esattezza.

In questi giorni di quarantena più che mai custodisco dentro di me quel brivido, ci torno e lo rivivo ogni volta quasi come se fosse la prima. Quasi. Non vedo l’ora di poter tornare a correre così, libera nei prati, e diventare una cosa sola con il mondo che mi circonda. Ecco che cosa è per me questo film. L’uomo che sussurrava ai cavalli è un mettersi in ascolto per fondersi con la natura. Tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Nicholas Evans, il film è prodotto, diretto e interpretato da Robert Redford.

uomo che sussurrava ai cavalli

La trama

Grace (Scarlett Johansson) è appena adolescente, ha una passione per l’equitazione e per Pilgrim, il cavallo che i suoi genitori hanno acquistato per lei. Durante una passeggiata con un’amica, il cavallo di lei scivola nella neve e cade sulla strada. Un tir sbuca dalla curva, le route slittano sulla strada ghiacciata e li travolge in pieno. Judith e il suo cavallo rimangono uccisi. Grace ha perso una gamba nell’incidente, Pilgrim non è più lo stesso cavallo di prima. Annie (Kristin Scott Thomas) e Robert (Sam Neil), i genitori di Grace, si troveranno a dover affrontare tutto questo anche nel loro matrimonio. Per aiutare Grace sull’orlo del baratro e Pilgrim, tanto amato dalla figlia, Annie caricherà bambina e cavallo partendo alla volta del Montana, verso il ranch di Tom Booker (Robert Redford), un cowboy con un dono straordinario che “aiuta i cavalli che hanno problemi con le persone“. Da questo momento ciascuno dei personaggi dovrà mettercela tutta per accettare quello che è successo, il dolore di una perdita, e andare avanti, lavorare sodo per riscattarsi dal trauma, dalle ferite nel corpo e nell’animo, per ritrovare se stesso.

uomo che sussurrava ai cavalli

Il particolare e l’insieme

Ho sempre avuto un rapporto strano con questa storia. Guardare il film mi metteva addosso una strana angoscia; da bambina vedevo solo l’incidente, non il processo di guarigione che è il cuore della pellicola. Monto a cavallo da quando ho imparato a camminare, non c’è l’una senza l’altra cosa.

L’incidente

La scena dell’incidente è composta da più di cento inquadrature, questo implica che ogni dettaglio inquadrato che vediamo nel montaggio finale è stato studiato attentamente e girato altrettante volte se non di più. il susseguirsi dei particolari è ciò che rende la scena terrificante. Mi immedesimavo talmente tanto in Grace da restare sconvolta; l’immagine del cavallo che scivola e cade nella neve mi tornava alla mente ogni volta che mi trovavo in passeggiata. Più di recente ho assunto uno sguardo diverso, complessivo, che mi ha aiutata ad apprezzare il film per il capolavoro che è. È una storia che ci accomuna tutti. All’inizio viviamo una vita apparentemente normale ma poi accade qualcosa che la cambia per sempre, che ci cambia per sempre. Sta a noi decidere se accettare o combattere il cambiamento. Se metterci in discussione o fuggire. Ma qual è il prezzo della lotta? Cosa perdiamo quando ci ostiniamo a rifiutare la realtà?

A volte quella che sembra una resa non lo è affatto. E’ qualcosa che avviene nel profondo del nostro cuore. Significa vedere con chiarezza di cosa è fatta la vita, accettarla e viverla con coerenza, qualunque siano le conseguenze, perché il dolore che proveremo decidendo di non viverla sarebbe molto, molto peggiore.

Nicholas Evans in “L’uomo che sussurrava ai cavalli”

Dietro le quinte

il romanzo è molto scenografico, ciò lo rende perfetto per l’adattamento cinematografico ma la storia che vediamo nel film è una parte, nel libro troviamo un finale completamente diverso. Il film si apre con il sonoro di un respiro agitato su uno schermo nero, le immagini prendono forma, piccoli particolari come la sabbia che schizza, gli arti del cavallo che si muovono, la criniera al vento, poi compare il titolo del film. In diverse scene il suono arriva prima dell’immagine, questo per dare un contesto allo spettatore, stimola l’immaginazione, l’immagine poi fuga ogni dubbio. La fotografia straordinaria è opera del triplice premio Oscar Robert Richardson. Le inquadrature strette sui particolari, di una carezza, di un gesto, e i primissimi piani di uno sguardo, quello di grace, quello di Pilgrim, portano lo spettatore in prima linea, lo avvicinano, lo aiutano ad entrare nella storia e ad immedesimarsi nei personaggi. Le inquadrature panoramiche sono ampie e valorizzano i paesaggi sconfinati del Montana. Le immagini, a loro volta, sono esaltate da una colonna sonora suggestiva che rimane impressa nella memoria, realizzata da Thomas Newman, compositore delle musiche di film come 1917, American Beauty e tanti altri.

uomo che sussurrava ai cavalli

Ho aspettato la conclusione per fare una confessione non convenzionale. Pronti? Nonostante abbia amato il romanzo, devo ammettere che preferisco il film. Ecco, l’ho detto. Spero che Nicholas Evans non si offenda…


uomo che sussurrava ai cavalli


Titolo: L’uomo che sussurrava ai cavalli

Anno di uscita: 1998

Regia: Robert Redford

Cast: Robert Redford, Kristin Scott Thomas, Scarlett Johansson, Sam Neil, Dianne Wiest, Chris Cooper

Durata: 169min

Collaboratrice
(Mi vergogno tremendamente, che disagio!) Mi chiamo Alice, ho 25 anni, ho una grande passione, quasi patologica, direi, per la scrittura, le escursioni in montagna, i cavalli e il mio cane Joy, una golden retriever che incarna il vero significato del nome. Ecco… Penso di aver detto tutto.

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