È tutta vita

Ho pianto, alla fine. Va bene, ho una sensibilità ingombrante e questa non è una novità, eppure era da anni che non mi capitava di singhiozzare letteralmente sulle ultime dieci pagine di un libro; sì, tutte e dieci. 

Il colibrì (La Nave di Teseo, 2019) racconta la vita di Marco Carrera, un uomo che potrei essere io o tu, non fa differenza, perché nonostante quella sia la sua storia, le contraddizioni che la permeano le conosciamo tutti molto bene, addirittura le viviamo, ognuno nella sua personale declinazione: ripensare continuamente la propria identità per non perderla, accarezzare un amore che resta anche se non c’è, subire un lutto permettendosi di essere di nuovo felici, senza punirsi. E tutto questo, farlo nel chiasso delle persone che, per quanto ci sentiamo soli, ci circondano, con l’odio o l’affetto di cui (non) sono capaci, perché qui Veronesi è proprio bravo, vuole bene ai suoi personaggi ed è terribile con loro: chiunque abiti questo libro è vivo, con tutta la sua incoerenza di persona reale. 

marco carrera
Sandro Veronesi

Tutta, eccetto per Miraijin (e che nome è? Invece no, ha perfettamente senso).

Lei è la nipote perfetta di Marco Carrera e arriva solo verso la fine, arriva con la sua fine, perché la forza di questo libro sta nel raccontare una vita completa, dall’inizio al termine. Non è uno spoiler, è un’assunzione che il lettore fa: questa è la storia di Marco Carrera, passato presente e futuro – il 2030, quando muore – e Veronesi ci porta fino a lì. E con quale cura. Lo dico perché in un certo senso fa una scelta da genitore, vuole proteggerci: la narrazione è un susseguirsi di lettere, dialoghi, telefonate secondo un ordine fluido e pensato ma non cronologico, che ci prepara alle parti più dure del libro anticipandole, accennandole prima; quindi spesso sappiamo cosa sta per succedere, e quando arriva il dolore non ci spazza via. 

Miraijin, dicevo, con questo nome giapponese che ricorda subito il miraggio e che, in effetti, tranne per l’etimologia, è. Giovane, multietnica, coraggiosa, fonda il movimento Ricorda il tuo il futuro insieme ad altri ragazzi determinati quanto lei a cambiare il mondo – una sorta di Greta Thunberg, ma molto di più. 

Il colibrì di Sandro Veronesi, candidato al Premio Strega 2020
[Immagine da corriere.it]

Lei accompagnerà Marco Carrera fino all’istante ultimo, che, al di là della commozione per come avviene – mi sono quasi ritrovata a desiderare una morte simile, credo sia qualcosa che non capiti spesso – ci permette di assistere a quello che mi è sembrato una sorta di rito di successione: dopo Marco Carrera, sangue del suo sangue, verrà Miraijin e tutto il cambiamento di cui è simbolo. Ecco, mi è sembrato un gesto di profonda fiducia, dentro come fuori dal libro, da parte di Veronesi verso le nuove generazioni, verso di me, anche; è come se la morte concreta di Marco Carrera lo riportasse alla condizione finita di umano tra gli umani, di umano nella specie che gli sopravvive, e questa fosse il suo augurio a sopravvivergli meglio

Il gesto di Veronesi mi è arrivato umile, non ha cercato di guardare la vita dall’alto, ma ci si è buttato dentro, facendosi male, raccogliendo tutta l’onestà nel dire: ho fatto quel che ho potuto, adesso continua tu, continuate voi. 

Si parla di morte ma è tutta vita, è tutta vita. E questo è un libro che invita rinunciare al pensiero di comprenderla a partire da qualcosa di diverso dalla vita stessa.


marco carrera


Titolo: Il colibrì
Autore: Sandro Veronesi
Anno di pubblicazione: 2019
Editore: La nave di Teseo

Collaboratrice
Non so dove metto i piedi: inciampo su pietruzze sottili come parole, radici, storie spontanee, sui libri che lascio sul pavimento. Raccolgo tutto. Ho studiato filosofia, non ho le idee chiare. Scrivo, leggo e cammino perché mi fa felice.

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