L’isola di Almarina

Non credo alla verità del sangue, ma alla sua geografia sì, e allora capita ogni tanto che Napoli torna. Entra dalle narici con la salsedine, scende tra gli alveoli, poi risale per le vene e lì ribolle. Si chiama mancanza e brucia dappertutto.

Ciò che riconduce a lei è un sistema arterioso strano, non lo vedi, ma sai che in qualunque parte del mondo tu sia, l’odore di olio caldo è un calzone, quello di crema una sfogliatella, l’aglio una marinara. Napoli si prende i profumi e non li restituisce, è un’attesa che si scioglie in malinconia come zucchero nel caffè: se non la mescoli sedimenta e il resto è tutto amaro.

Dentro Almarina di Valeria Parrella Napoli c’è tutta, da Posillipo a Forcella, il paradiso e la miseria, in mezzo la più solitaria delle isole flegree. Nisida è un cratere pieno d’acqua, assomiglia a una ciambella bucata, sola nel mare. Dal 1934 ospita il carcere minorile e visitarla da turisti è praticamente impossibile. Eppure c’è chi ogni mattina attraversa la lingua di terra e la raggiunge, come Elisabetta Maiorano che lì insegna matematica ai detenuti. Si è sposata troppo tardi ed è rimasta vedova troppo presto; Antonio le ha lasciato una casa, i suoi libri, tonnellate di ricordi e due cognate “cesse”. Elisabetta ha quegli anni in cui non si è giovani ma neanche vecchi, quegli anni che se sei sola e senza figli sembra la fine di una vita ma è soltanto la metà.

Valeria Parrella Almarina foto
Valeria Parrella [foto da lindiependente.it]

È una sensazione vagamente dolce, quando aderisci all’immagine che ti danno gli altri: come un dolore che sta passando sotto l’effetto del farmaco. Ti arrendi a essere un poco meno di quello che sei. Che già la vita ce ne dà troppe occasioni, di sentirci diversi dagli altri e soli come cani.

Dietro le sbarre il concetto di libertà si sovverte, i ragazzi devono fidarsi degli adulti e dei loro gesti, ma non è qualcosa di spontaneo, la negazione del potere è un atto di sfida che dà coraggio. Lì Elisabetta incontra Almarina, una sedicenne scappata dall’Est Europa che le brutture dell’esistenza se le porta dentro e fuori: dentro, perché il padre l’ha violentata tante volte, fuori, perché durante una di quelle ha pensato fosse poco e l’ha pure massacrata di botte. Così Almarina si rannicchia sul banco come un animale sofferente, è rimasta piccola, un po’ accartocciata, poggia la testa sul libro e si addormenta. Prima di arrivare a Nisida il mare non l’aveva mai visto e sogna di imparare a nuotare.

Foto isola Nisida Napoli mare
Nisida vista dall’alto [foto da napoli-turistica.com]

È la gabbia che rende gli uomini non già simili alle bestie (ché bestie siamo), ma simili a come gli uomini vogliono le bestie.

Quello tra Elisabetta e la sua allieva diventa un rapporto fatto di ricostruzioni, di pezzi che si saldano lasciando visibili le crepe. Di scoperte e accettazioni, perché c’è una cosa che nessuno dice ma Elisabetta sì ed è questa: «l’amore non riconosce l’autorità».

Non riusciremo mai a dirvi davvero tutto quello che le nostre retine hanno visto impresso, né cosa, di quelle immagini, ci ha trasformato per sempre il cuore. Perché siamo donne in divenire, e quando saremo uscite da qui già saremo diverse.

Qualcuno crede che i bravi scrittori debbano mantenere una voce neutra: né da uomini né da donne, per me resta una bugia. Almarina è femmina in ogni sillaba e se non lo fosse sarebbe un’altra storia. Valeria Parrella ci racconta di fantasmi inquieti e rapporti interrotti e lo fa con una verità universale: non si è mai troppo vecchie per essere madri, né troppo grandi per essere figlie. Scritto in maniera magistrale, con una prosa poetica e cruda, Almarina è un inno alla rinascita e ci ricorda che essere liberi è una questione di opportunità, non di confini.


Titolo: Almarina

Autore: Valeria Parrella

Casa editrice: Giulio Einaudi editore

Anno: 2019

Giornalista per passatempo, gattara di professione. Mi chiamano "la ragazza con la valigia" perché vivo tra Nizza e Torino, ma con lo sguardo rivolto sempre verso Napoli. Amo la pizza bruciacchiata, la crosta dei pancarré, i broccoli e l'odore dei libri usati. La maggior parte della mia giornata la passo ad ascoltare le vite degli altri, eppure non smetto mai di inventarne di nuove: scrivere è un mestiere ingrato ma l'unico modo che ho per abitare il mondo.

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1 Comment

  • Tinta scarcella , 10 Maggio 2020

    Sei proprio bravissima! Correrò a comprare questo libro!la tua recensione me l’ha già fatto diventare caro
    Tu non smettere mai di scrivere e sognare !tvb 👄👄💙❤💚💙💛

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