Cosa vuol dire essere umani secondo Lilo e Stitch

Perché a volte ci capita di avere questa irrefrenabile voglia di tornare a guardare i cartoni animati? Io penso ci siano tre ragioni: perché ci riportano in un luogo familiare che ci fa sentire al sicuro, perché vogliamo condividerli con qualcuno che non li conosce, perché ci fanno ridere di sentimenti, pensieri e situazioni che sono prettamente umani.

Di recente ho rivisto Lilo e Stitch, il film Disney che parla di un alieno — Esperimento 626 — che è stato creato in laboratorio e ha come unico scopo la distruzione. Per questo viene esiliato dalla sua specie ma, per errore, finisce sulla Terra, nello specifico a Kauai, un’isola delle Hawaii. Qui incontra Lilo, una bambina orfana che vive con la sorella maggiore e ha difficoltà a farsi degli amici. Lilo lo adotta pensando che sia un cane e lo chiama Stitch; da qui hanno inizio le loro avventure — o meglio la loro trafila di disastri che rischia di far finire Stitch sul suo pianeta d’origine e Lilo in mano agli assistenti sociali, sottratta alla sorella.

Lilo e Stitch è un incrocio fiabesco fra Frankenstein e Il Brutto Anatroccolo. Stitch non sa chi lo ha creato e perché è stato abbandonato; viene emarginato, da quelli della sua specie e dagli esseri umani, tutti hanno paura di lui — tutti tranne Lilo. Perché, in fondo, Lilo è come lui: messa da parte, additata e derisa perché è una bambina molto vivace. Lilo e Stitch si incontrano, due diversi, si trovano.

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Ma c’è qualcos’altro: Stitch ha una rabbia incontrollabile dentro, è stato creato per distruggere — certo, lo scienziato poteva impegnarsi per farlo un po’ meno carino, ma vabbè — e andare contro il suo istinto non gli è facile. Ma lo fa. Lo fa per amore di quella che lui chiama famiglia, non una famiglia di sangue, non quella che lo ha messo al mondo, una famiglia che nemmeno è della sua specie, ma che lo ha accolto. Ohana. Nessuno viene lasciato indietro.

Stitch è sotto tanti aspetti molto umano e con la semplicità e la leggerezza di un cartone animato — e pure con la sua lingua un po’ strana — ci parla di sentimenti tutti umani.

Ho creato 626 per distruggere ma ora non ha niente da distruggere. Non ho mai dato lui uno scopo più alto. Che cosa si prova quando non si ha niente, nemmeno dei ricordi a cui aggrapparsi, ed è notte fonda?

– Jumba Jookiba, creatore di Stitch

A questa domanda ci risponde proprio Stitch, che nella sua prima notte a casa di Lilo non riesce a dormire — beh, ha bevuto un biberon intero di caffè, nessuno ti giudica Stitch, io sono come te — quindi prende in mano un libro, proprio la fiaba del Brutto Anatroccolo, e se lo fa leggere da Lilo. Leggendo quella storia che è anche un po’ la sua forse si sente meno solo e si addormenta abbracciato al libro.

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Ma qualcosa di ancora più profondo ce lo dice Pleakley, l’alieno verde con un occhio solo considerato il massimo esperto del pianeta Terra. La Terra non può essere distrutta perché ospita una specie a rischio di estinzione che ha moltissimo valore: le zanzare. Ecco, le zanzare sono quanto di più prezioso c’è al mondo. Prendiamo nota.

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La cosa che rende i film come Lilo e Stitch dei classici è che ci parlano a tutte le età e c’è sempre un personaggio in cui possiamo vedere un riflesso, anche vago, di come ci sentiamo noi. È costruito a strati, qualcosa fa ridere i bambini e parla a loro, qualcosa fa l’occhiolino agli adulti. Guardare Lilo e Stitch è sempre un piacevole ritorno a casa. Ora vado a cercare la bambola brutta di pezza uguale a quella di Lilo che avevo da bambina.

Redattrice
Dico di essere genovese anche se non sono nata a Genova ma in un paese del ponente ligure. I miei amici mi tirano i ramini. Vorrei scrivere, ma intanto faccio gelati. Mi piacciono le storie in ogni loro forma, i bicchieri di vino in compagnia e le viuzze fuori dal tempo. Sono pessima a relazionarmi con le persone, non a caso ho studiato comunicazioni.

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