Tutta questione di stile

La storia è questa: c’è un tipo giovane, con un cappello in testa, che sale su un autobus e si arrabbia con un vicino perché lo spinge. Poi scende, incontra un amico alla stazione di San Lazzàro e gli dice che dovrebbe far mettere un bottone in più sul suo soprabito.

Tutto qua.

Una storia come tante.

Ma la questione è come la si racconta. E questo come fa sì che una singola, semplice storia diventi un leitmotiv di dieci righe che si estende su 250 pagine fino a comporre un libro. Dieci righe che diventano venti, a volte sei, oppure trenta. Qualcuno li ha chiamati esercizi. Anche lo stesso Queneau, l’inventore della storia e dei vari come si racconta. Umberto Eco nella prefazione spiega che esistono diverse edizioni dell’opera. Quella che ha tradotto lui contiene 99 esercizi di stile. Alcuni sono succinti, altri più cicciotti. Sembrano novelle, raccontini, poesie, microromanzi, flussi di coscienza. Giochi.

Esercizi-di-stile-di-Raymond-Queneau

Le parole escono dalle righe in cui sono intrappolate e saltano fuori dalla pagina muovendosi davanti agli occhi di chi legge. Chi apre questo libro si ritrova per magia sul palco di un teatro. Parole saltimbanche. Parole rocambolesche. Parole ballerine. Parole eleganti. E aggraziate, sempre e comunque. Proprio per questo non ci si stanca mai di vederle saltare. In qualsiasi forma si muovano, sono parole che volteggiano. Il tizio col cappello c’è sempre, come c’è il suo amico col bottone in meno. A volte sappiamo che intorno c’è traffico, altre che è mezzogiorno, altre ancora che il tizio ha una voce d’opale. Ognuno di noi, dal libro-scatola magica, non sceglie di aprire il contenuto. Apre il contenitore. 

Sarebbe bello provare a mettere il testo in musica e farci ballare su le parole, con la voce.

In fin dei conti, cos’altro è questo esercizio (il numero 17, ma anche tutti gli altri) se non una variazione sul tema? Sì: in musica, il libro di Queneau sarebbe un Tema con variazioni. 

Tipo le Dodici variazioni in do maggiore di Mozart sulla canzone francese Ah, vous dirai-je Maman.

Tipo la vita. 

Un’unica storia di Tizio, Caio e Sempronio, che si ripete. E poi tutta una variazione sul tema.

Ora, alcuni temi ce li manda qualcuno (Dio?) (L’Universo?) (La Fisica?) e noi, boh, possiamo solo accettare. Come variare i temi però, quello sta a noi. Possiamo decidere.

Questione di approccio. E di stile.

Anche di lingua, a volte. Questo libro nasce in francese, che è la lingua che incoraggia i giochi di parole.

“L’autobus arrive
Un zazou à chapeau monte
Un heurt il y a
Plus tard devant Saint-Lazare 
Il est question d’un bouton.”

In italiano forse non riesce così bene. A meno che a tradurli non sia Umberto Eco, chiaro. 

“Il bus avanza
(Un tipo) sale con il cappello 
Subito un urto
A sera a San Lazzàro
Questione d’un bottone.”

Che monta le parole, i suoni, i versi, i modi di dire usando un’architettura combinatoria eccellente, unendo retorica applicata e forse un po’ di enigmistica per farne un manifesto letterario anche per l’Italia. Antisurrealista, non c’è dubbio. E chissene. Gli esercizi, i giochi… chiamateli come volete: sono sogni che scorrono. Una serie tv fatta a fogli, ché se leggi il primo frammento t’inchiodi al testo fino a trovarti a pagina 250, a notte fonda, senza essertene accorto. E ciò che resta è una bellissima voglia di giocare. Con le parole, i suoni, i temi, le storie, la vita. Che possiamo raccontare in mille modi diversi, scherzandoci su. Che possiamo assaporare un po’ dolce e un po’ amara. E mandarla giù a caso. Oppure giocarci e trasformarla come piace a noi. Un due tre stella. Ambarabà ciccì coccò. Ponte ponente ponte pù. 

Giocare.

Alleggerire.

Decidere come affrontare le cose.

Lasciare scorrere.

Lasciare che il gioco e il divertimento prenda il sopravvento. Camminare sulla vita saltellando, proprio come ci insegna a fare Queneau.

E sorridere.

Oppure no. Sapete, è come se lo scrittore ci dicesse: fate quello che volete ma fatelo con stile! In qualsiasi modo variate il tema, in qualsiasi modo reagiate alla vita, siate eleganti.

C’è chi sulle bucce di banana scivola in giù e sbatte goffamente il muso a terra e c’è chi prende velocità e spingendosi su, su su, vola.

Questione di stile.

“Il tal dei tali è inciampato su una buccia di banana e a un centimetro da terra ha mollato la presa sull’unico piede rimasto in equilibrio e, sbattendo la faccia a terra, si è rotto il naso come un cretino.”

“Il tal dei tali è inciampato su una buccia di banana e a un centimetro da terra ha fatto forza sull’unico piede rimasto in equilibrio e, risollevandosi, si è messo in punta di piedi come un ballerino.”

“Il tal dei tali è inciampato su una buccia di banana e…” continuate voi. 

Se volete idee su come variare il tema, leggete gli Esercizi di Stile di Raymond Queneau. Sarà tutta un’ispirazione.


Titolo: Esercizi di stile

Autore: Raymond Queneau

Traduttore: Umberto Eco

Pubblicazione: 1947

Prima pubblicazione italiana: 1983

Editore: Einaudi

Redattrice
Toglietemi tutto ma non le mie mani. Mi servono per toccare. Almeno tre cose una volta al minuto: foglio e matita, i tasti bianchi e neri di un pianoforte, i corpi. Il mio è un po' strano: cuore cervello e pancia sono un unico organo altezza bocca e con questo ci scrivo, ci suono, ci mangio la vita. Sopra la bocca non ho che gli occhi dell’arte. Se mi cercate mi trovate qui dentro: si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Foglie a forma di Sicilia che fluttuano perennemente sul pelo del mare.

YOU MAY ALSO LIKE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *