La misura del tempo, tra umanità e divagazioni

Sono molto bravo a elaborare piani per guadagnare tempo e ritardare il momento in cui devo mettermi davvero al lavoro.

Quest’ammissione dell’avvocato Guerrieri arriva nei primi capitoli del romanzo La misura del tempo, ed è il momento esatto in cui mi ha conquistato. Mi sono bloccata, ho sottolineato la frase, perché, si sa, i libri sottolineati hanno un altro sapore, e ho sorriso. Lo faccio anch’io. Da sempre. Perfino prima di iniziare a scrivere quest’articolo. Per concentrarsi davvero su qualcosa, azzerare ogni distrazione e mettersi finalmente al lavoro, occorre un grande sforzo. È per questo che mi piace rimandare, anzi non solo mi piace, ne ho bisogno. Ammetterlo, però, richiede una certa dose di sincerità e molta autoironia. Doti che Gianrico Carofiglio dimostra di avere in ogni suo romanzo.

Gli avvocati che hanno appena finito di parlare in un processo delicato sono come gli scrittori che hanno appena terminato un romanzo e lo danno a qualcuno perché lo legga: bisognosi di conferme. Terribilmente bisognosi.

L’esperienza di Carofiglio come magistrato emerge nei dettagli, nella maestria con cui tratta ogni tecnicismo e vicenda processuale, nella chiarezza con cui spiega anche il ragionamento legale più ostico al lettore inesperto. La misura del tempo, candidato al Premio Strega 2020, è il sesto romanzo in cui ritroviamo l’avvocato Guido Guerrieri, che ci racconta questa storia in prima persona. Una mattina come tante arriva nel suo studio e scopre che alle sette dovrà ricevere una nuova cliente. La donna ha lasciato solo il suo cognome. Delle Foglie. A Guerrieri questo basta per far scattare gli ingranaggi della memoria. Certo, funzionano in maniera strana e mai uguale – di questo Carofiglio ne parla in tutto il romanzo – ma comunque funzionano. E difficilmente sbagliano.

la misura del tempo
Bari negli anni ’80 [foto da barinedita.it]

Guerrieri aveva conosciuto Lorenza Delle Foglie nell’estate del 1987. Quell’incontro aveva cambiato per sempre la vita di lui, ma non quella di lei. Eppure l’avvocato non riconosce la donna sbiadita che si presenta quella sera. Della giovane affascinante e sicura dai capelli mossi e l’espressione malinconica e arrogante, che l’aveva conquistato e poi abbandonato, non rimane molto. È grigia, stanca e circondata dall’odore di sigarette. È stata travolta dalla vita, dagli insuccessi e dai problemi, ma anche gli occhi attraverso cui la racconta Guerrieri non sono più quelli del ragazzo appena laureato, spensierato e un po’ immaturo di trent’anni prima. 

Quando incontri dopo tanto tempo una persona con la quale hai condiviso un pezzo di vita, della quale hai addirittura creduto di essere innamorato, è inevitabile che ti sembra diversa. È cambiata, come cambiamo tutti, e questo ti appare normale. Poi, a volte, se osservi con attenzione, se non distogli lo sguardo, ti rendi conto con sgomento che quella persona non è diversa. È la stessa, almeno nei tratti sostanziali. Era nel passato in cui vi eravate incrociati, che ti era sembrata diversa. Proiettavi su di lei i tuoi desideri, le tue aspirazioni e i tuoi bisogni. In un certo senso te l’eri inventata, l’avevi creata, ti eri raccontato una bugia complessa, articolata e difficile, molto difficile da svelare.

Lorenza ha davvero bisogno del suo aiuto. Il figlio, Jacopo, già incriminato in passato per reati minori, è stato condannato in primo grado per l’omicidio di uno spacciatore. A suo carico ci sono pesanti indizi, ma il processo è stato condizionato dalla malattia del precedente avvocato, un tempo illustre legale, che ne ha penalizzato la difesa. È proprio dopo la morte di quest’ultimo, che Lorenza si rivolge a Guerrieri. È disperata e senza soldi, ma promette di pagarlo quando potrà. A Guerrieri, però, questo non interessa. Sa che il ragazzo non può essere suo figlio, anche se il lettore un po’ continua a crederci, e si rende conto che tutto sembra indicare la sua colpevolezza. Eppure, accetta il caso, perché sente di doverlo fare.

Carofiglio dedica molto spazio al processo, alle arringhe del pubblico ministero e di Guerrieri, entrambe forti e valide al punto da confondere un lettore imparziale. Con semplicità e onestà racconta le emozioni, la paura e l’impazienza che vive un avvocato prima di entrare in aula, paragonandolo a un pugile pronto a combattere sul ring.

la misura del tempo
Gianrico Carofiglio

Non è mai come sembra. Soprattutto in un romanzo giallo dal finale non scontato. Guerrieri, infatti, capisce che le indagini della polizia sono state insufficienti e che quel ragazzo potrebbe essere stato condannato per superficialità, supposizioni non comprovate e una fretta ingiustificata, che, come è noto, è la peggiore consigliera. Una vittima del tempo, perché è di questo che in fondo parla il libro. Il tempo preciso e scandito del processo, ma anche il tempo confuso della memoria. Il tempo che scivola via senza alcun rimedio, che invecchia ma non cambia nulla.

Forse potrebbe essere proprio lo stupore – se fossimo capaci di impararlo – l’antidoto al tempo che accelera in questo modo insopportabile. Il tempo è molto più esteso per i giovani perché sperimentano in continuazione cose nuove. La loro vita è piena di prime volte, di improvvise consapevolezze. Il tempo scorre veloce quando si invecchia perché, di regola, si ripete sempre uguale. Le possibilità di scegliere si riducono, le vie sbarrate si moltiplicano, fino a quando tutto pare ridursi a un unico, piccolo sentiero. Non hai voglia di pensare a dove conduce, quel sentiero, e questo produce un’anestesia della coscienza. Aiuta ad attutire la paura della morte, ma sbiadisce i colori.

Carofiglio delinea la narrazione intrecciando il presente, il processo e il quadro di ragionevole dubbio che Guerrieri mira a costruire, per trovare scenari alternativi alla colpevolezza del suo cliente, al passato, alla gioventù a cui guarda ormai con disinteresse, e ai ricordi di quell’estate con Lorenza. È un racconto adulto e nostalgico, ma Guerrieri non invidia nulla al ragazzo che è stato. Tranne il sonno. Una capacità innata che prima o poi si perde, che non può più ritrovare e che lo spinge spesso a passare le notti all’Osteria del Caffellatte, una libreria notturna, teatro di incontri curiosi. È solo una delle tante divagazioni che popolano il romanzo e che l’avvocato ammette di amare, insieme ai libri, il buon cibo e le passeggiate per la sua Bari.

Guerrieri, però, ama anche il suo vecchio sacco da boxe e a lui dedica le parole più dolci. Regala a quell’oggetto inanimato una propria umanità, lo descrive come un tipo taciturno, pigro, che le prende senza mai reagire, ma poi vince sempre, malinconico e fedele. Gli confida le sue insicurezze, gli umori e i ragionevoli dubbi, soffre quando gli viene regalato un sacco nuovo e lucido, ma non riesce a lasciare andare il suo vecchio amico. Perché l’avvocato si apre davvero con lui e con il lettore, per questo, alla fine, conquista tutti.

Lui, dignitosamente, non aveva risposto nulla, consapevole che la vita delle cose, al pari di quella delle persone, ha un’infanzia, un’età adulta e un epilogo. Come un cretino, mi commossi. Anche perché senza guanti, amico o non amico, fa male. Lui mi guardò con gratitudine, e la crisi finì. Va bene, ho divagato.


la misura del tempo

Titolo: La misura del tempo

Autore: Gianrico Carofiglio

Anno: 2019

Editore: Einaudi

Redattrice
Sono Noemi, ho 23 anni e una laurea in Scienze Umanistiche per la Comunicazione. Mi divido tutto l’anno tra Benevento, Milano e Torino provando a far coesistere tre vite diverse. Sono un’inguaribile romantica che pensa sempre troppo ed è incontentabile, ma ho anche dei difetti. Quando non sono in giro per il mondo passo il mio tempo davanti ad uno schermo nutrendomi di libri, serie tv e calcio. Ho anche una grande passione per la scrittura, ma su questo ci sto tuttora lavorando.

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