La strada di Federico Fellini

C’è un uomo che cammina su di un filo lungo quanto una piazza. È notte e ci sono piccole luci intorno a lui, è festa nel paese. Sotto c’è solo il pubblico e due occhi grandi che lo guardano incantati. Tutto è sorprendente e magico e la scena è accompagnata dalla musica di Nino Rota. È il posto in cui Gelsomina incontra il Matto. È un posto in cui torno spesso, per sognare.

Fellini, sempre lui, ci regala questo capolavoro del 1954, La strada, con cui vincerà il premio Oscar al miglior film in lingua straniera nel 1957.

La protagonista è Gelsomina, una creatura che non sembra di questo mondo, ha gli occhi grandi e scuri e un caschetto biondo, la faccia sincera e si muove in un modo tutto suo. Alcuni dicono che abbia un piccolo ritardo, io penso che sia solo presa dall’incanto delle cose e che non conosca il male. Zampanò, un uomo rude che gira per i paesi facendo piccoli spettacoli, la prende con sé: la madre di Gelsomina è disperata, è povera e ha altre quattro bocche da sfamare.

Gelsomina è contenta di seguire Zampanò, vuole imparare a cantare, a suonare e a esibirsi. Ma presto scopre il carattere duro dell’uomo: la picchia, va con altre donne e la lascia sola, la prende a male parole. Allora lei scappa e va a finire nel paese in cui incontra il Matto, dove assiste al suo spettacolo di equilibrista. Zampanò riesce, però, a trovarla: e decide di unirsi al circo del quale fa parte anche il funambolo.

Il Matto suona un violino piccolissimo, ha l’accento toscano ed è leggero. Per questo a Gelsomina piace tanto. Non ha paura di dire quello che gli va ed è anche lui una strana creatura. Zampanò lo detesta per i suoi numerosi scherzi e succede che, durante uno spettacolo, litigano e Zampanò finisce in prigione.

Fellini
Anthony Quinn e Giulietta Masina

Subito si apre la scena che amo di più. Il Matto e Gelsomina dialogano sotto le stelle, in mezzo al circo, due esseri come loro che si ritrovano. E si dicono parole semplicissime, che racchiudono un senso profondo. Gelsomina vuole scappare mentre Zampanò è in prigione, ma ad un certo punto sente di essere inutile, pensa che dovunque vada non faccia differenza e quindi vuole morire. E allora il Matto le dice queste parole:

“Io sono ignorante, ma ho letto qualche libro. Tu non ci crederai, ma tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa. Ecco, prendi quel sasso lì, per esempio. […] Non so a cosa serve questo sasso io, ma a qualcosa deve servire. Perché se questo è inutile, allora è inutile tutto: anche le stelle. E anche tu, anche tu servi a qualcosa, con la tu’ testa di carciofo.”

Fa capire a Gelsomina che vale la pena continuare la sua strada e che Zampanò, in fondo, le vuole bene: non sarebbe mai andato a cercarla se non fosse così. Riusciamo, dopo questo dialogo, a provare tenerezza anche per Zampanò e siamo vicinissimi al Matto e a Gelsomina, perché essere come loro non è semplice: sono sensibili, incompresi, malinconici e a volte disperati.

A noi fa capire che vale la pena vivere, anche se ci si sente troppo diversi per stare a questo mondo.

Sono Bianca, ho venticinque anni e sto cercando la mia voce. Forse l'ho trovata, proprio qui, scrivendo un po' per questo blog, un po' per conto mio. In ogni caso mi trovate in giro per Torino a scoprire come è fatta, che forma ha, se mi somiglia, oppure in Sardegna perché la mia voce ha qualcosa a che vedere col suono ininterrotto delle onde, col profumo del sughero appena tagliato.

YOU MAY ALSO LIKE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *