Momenti (poco) trascurabili che dilatano una vita

Il 21 maggio 2005, al Kenyon College di Gambler, Ohio, uno dei più grandi scrittori americani di sempre leggeva un discorso intitolato Questa è l’acqua. Inizia con un vecchio pesce che incontra due pesci più giovani, e gli chiede: “Com’è l’acqua oggi?”. Loro esitano un po’, poi rispondono: “Cosa diavolo è l’acqua?”.

In una casa di Roma c’è un bambino che alza la mano e tocca gli occhi del papà: “Questa è la vista” dice. Poi scende sul naso “questo è l’olfatto”, sull’orecchio “questo è l’udito”, infine sulla bocca “questo è il gusto”. Si ferma, lo guarda e gli chiede: “Papà, perché dicono che i sensi sono cinque se invece sono quattro?” Il papà ci pensa e sa che devono essere cinque per forza, ma quale sia l’ultimo proprio non lo ricorda. Allora fa quello che facciamo tutti quando non sappiamo qualcosa, cioè controllare internet dal proprio smartphone. La risposta compare sullo schermo, padre e figlio si guardano stupiti: come hanno fatto a dimenticarlo?

Cosa abbiano in comune queste due storie non è così scontato. È una questione di senso, non fa parte del momento storico, né della geografia: la bellezza di tutti i giorni non la vediamo. Non accade per una cecità imposta dal cielo, accade per scelta, e quanto sia consapevole dipende dalle esistenze.

Momenti trascurabili vol. 3

Momenti trascurabili vol. 3 Francesco Piccolo

Francesco Piccolo è il papà di Momenti trascurabili vol. 3, ma anche il marito, l’amante, il fidanzato, l’adolescente, lo scrittore, il figlio, l’uomo. Il risultato è un mix poderoso di emozioni, come il centrifugato di carote e mele del protagonista: non ti importa che faccia bene, lo mandi giù tutto perché ti piace. Così ti ritrovi a ingoiare fiotti di cinismo mentre hai paura di strozzarti nella tua risata, o ripensi a tutte le volte in cui hai cercato di modellare una risposta in modo che risultasse pacata, tiepida, una risposta in cui camuffare la tua indifferenza, mentre l’unica frase che avresti voluto pronunciare era: “Col cazzo”.

La quotidianità è fatta di piccole incognite (“perché i dentifrici e gli spazzolini sono separati se poi si usano sempre insieme?”) e di brevi carezze, come il sorriso raggiante di una figlia. C’è l’amica che indossa solo vestiti blu, ma sembra che nessuno se ne renda conto, e Laetitia Casta che lo aspetta alla Magliana per fare l’amore, solo per ipotesi, ma lui di certo non ci va.  

E se il libro segue lo schema dei suoi predecessori, il sapore invece è un po’ diverso. Perché il cerchio si chiude, ma i lembi che combaciano non sono gli stessi: non manca il solito senso di spensieratezza, né la comicità genuina, è un velo di commozione che non si stempera, nemmeno quando si ride. La distinzione tra felicità e infelicità non c’è più, lo capisci da solo da che parte vanno le cose. A volte, invece, non vanno da nessuna parte: le lasci lì, poi il tempo le mette dove vuole.

C’è un giudizio unanime sulla produzione letteraria di Francesco Piccolo. I Momenti Trascurabili fanno parte di un pezzo di letteratura fresca, leggera, che si affianca a quella complessa dei grandi romanzi, come Il desiderio di essere come tutti o L’animale che mi porto dentro. Eppure in questo libricino c’è un’ispirazione che è tipica delle cose brevi, quelle che non si plasmano per rincorrere esigenze narrative, o per incastrarsi nella struttura di una storia. Sono messe lì, appoggiate e in bilico, forse più vere di altre, ed è rincuorante sapere di poterle prendere quando vuoi, senza il timore che crollino come mattoncini al Jenga.


Ogni singolo gesto, i sapori, l’aria, il tempo, la stoffa, la strada, la persona accanto, il profumo, il panorama, il vento, la porta, il sorriso. Tutto, tutto. La vita non finisce più, se si sa comprendere ogni singolo momento di un giorno solo.


Ogni giorno è un giorno giusto “per vivere a lungo”. Per superare la paura di invecchiare, di lasciarci penetrare dagli occhi di un bambino come fossimo cristalli, e non più genitori invincibili; di farci guardare dai nostri figli come noi abbiamo fatto coi nostri padri, nella speranza che il tempo non ci renda solo fragili, ma anche più preziosi. Perché forse Momenti Trascurabili sta tutto qui: è non dimenticarsi del tatto mentre accarezziamo.


Francesco Piccolo, Momenti trascurabili vol. 3, Einaudi, 2020

David Foster Wallace, Questa è l’acqua, Einaudi, 2017

Giornalista per passatempo, gattara di professione. Mi chiamano "la ragazza con la valigia" perché vivo tra Nizza e Torino, ma con lo sguardo rivolto sempre verso Napoli. Amo la pizza bruciacchiata, la crosta dei pancarré, i broccoli e l'odore dei libri usati. La maggior parte della mia giornata la passo ad ascoltare le vite degli altri, eppure non smetto mai di inventarne di nuove: scrivere è un mestiere ingrato ma l'unico modo che ho per abitare il mondo.

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