L’evoluzione comincia con un errore di trascrizione

L'evoluzione comincia con un errore di trascrizione

Questa è una storia di riallineamenti, come ogni secondo atto che si rispetti.

È una storia che prende vita in uno dei momenti più drammatici degli ultimi anni, in cui tutti – i non-più-diciotto membri della redazione, il nostro paese, il mondo intero – hanno dovuto fare i conti con quello che stava succedendo là fuori, con un presente ingombrante, inedito, difficile da elaborare.

Ci siamo ritrovati sparsi in giro per l’Italia, chiusi in camerette che portavano i segni della nostra adolescenza appesa con il biadesivo alle pareti, oppure in monolocali di 30 metri quadri, in cui l’unica traccia umana era data dai nostri capelli appallottolati nel piatto della doccia e dai cactus sulla scrivania di cui prenderci cura. Fuori il mondo andava a rotoli e noi avevamo bisogno di qualcosa a cui aggrapparci.

Abbiamo cercato questo qualcosa in una materia che conosciamo fin troppo bene: le storie che ci circondano. Abbiamo messo in discussione il modo di fruirne, insieme ai nostri interessi, le nostre capacità, le nostre aspirazioni. Avevamo voglia di esplorare e di metterci alla prova, partendo ovviamente da Typoes che, nell’ultimo anno, è stato il contenitore di tutto ciò che ci piaceva e ci ispirava. E allora abbiamo fatto quello che la nostra generazione sa fare meglio: ci siamo riallineati. A noi stessi, al mondo là fuori, alla nostra scrittura. Abbiamo cercato di capire come far sì che Typoes continuasse ad essere un luogo sicuro in cui poter parlare di cose che ci interessano nel modo migliore, e abbiamo trovato questa quadra qua.

Continueremo a parlare di quello che ci piace, questo sempre, senza però le macrocategorie a costringerci. Ci muoveremo tra forme e itinerari, senza perdere di vista i refusi, che sono sempre il nostro punto di partenza. Cercheremo di dare un contesto alle cose che leggiamo o guardiamo, le stresseremo e manipoleremo quanto più possibile per comprendere questo presente che, ammettiamolo, un po’ fa paura. Perché, quando tutto diventa difficile e ci si sente un po’ persi, raccontare ci aiuta a ritrovare il nostro porto sicuro e la strada di casa.

Di questo, per fortuna, continuiamo ad esserne certi.

Direttrice editoriale
Mi piace fare liste, solo che poi le perdo sempre. Ho una laurea in Editoria e Pubblicistica e un passato da interprete. Bevo troppi caffè, non dormo abbastanza e parlo a raffica. A volte sono simpatica. Chandler Bing è il mio patronus.

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