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Le luci della città di Charlie Chaplin

Eccomi qui.

Torno con un altro capolavoro del cinema, lo sfioro di nuovo, vi parlo di quello che mi piace. Questa volta tocca a Luci della Città, ve lo sbuccio qui questo frutto che conosco a memoria, ma mi rimane ancora l’enigma di un unico frammento: il sorriso finale di Charlie Chaplin, è lì che si racchiude tutto il film, è quel viso che per me è come quello della Gioconda, insondabile, pieno di emozioni che non riesco mai a quantificare, capisco solo che in quel momento sento il massimo della gioia e una malinconia che mi stordisce, è qualcosa di intenso, qualcosa che ci rappresenta attraverso gli anni.

Questo qualcosa è il cinema di Charlie.

Il viso di Charlie

Siamo nel 1930 e Chaplin riesce a produrre questo capolavoro che accompagna con le sue musiche e ancora non si dà all’audio dei dialoghi, anche se si stava già iniziando a introdurlo. E va bene così, ci piace leggere le reazioni e le risposte nelle facce degli attori, nel viso di Chaplin.

La trama è molto semplice: per una serie di eventi- tanti se ne susseguono in questo film- una giovane fioraia cieca incontra Charlie- un povero vagabondo- e lo crede miliardario: lei gli chiede di comprare una rosa, lui gliela compra. Da lì Charlie incontrerà un vero miliardario e cercherà di salvare dalla povertà la ragazza, aiutandola come può.

C’è qualcosa che tocca un punto caldo già in queste righe: il nostro protagonista è un vagabondo senza una casa, che, invece di migliorare la sua condizione, cerca disperatamente e alla fine riuscirà ad aiutare questa ragazza– che deve pagare l’affitto sennò verrà sfrattata e ha bisogno di un intervento agli occhi che non si può permettere- della quale è innamorato.

charlie chaplin

Quello che penso è che questa non sia la classica storia d’amore del cinema, è un storia d’amore profonda, è la storia d’amore di un essere umano per un altro e basta, è la storia della gentilezza tra persone. È per questo che Luci della città è un’opera intramontabile.

Questo sentimento si racchiude negli ultimi minuti di film: lei, ancora convinta che il suo benefattore sia un miliardario, non lo riconosce quando alla fine s’incontrano, lui è vestito di stracci, fino a che lei non gli tocca la mano e subito allora capisce. Lo schermo ci restituisce il viso di Charlie, quel sorriso che è straziante, estremo.

Da una parte dà sollievo perché finalmente lui ha raggiunto il suo intento ed è profondamente commosso, sembra importargli solo questo. Ma non si ferma qui, il suo sentimento abbraccia l’universo umano: è il voler bene alla persona che ti sta davanti, l’aiutarla senza riserve, un sentimento universale che per me non coincide con la pietà, ma con la purezza. Il suo sorriso che nasconde anche, nel fondo, la consapevolezza di essere rimasto ancora una volta solo nella propria miseria ed è per questo che è terribilmente triste. La sua ultima battuta racchiude tutto:

You can see now?

Chaplin ha già in mente quest’ultima scena e ci costruisce il film attorno. Lui in primo piano, con un dito appoggiato ai denti e la piccola rosa bianca in mano e in quel momento io credo nell’essere umano: ci restituisce tutta questa complessità con delicatezza, facendoci ridere e piangere nel giro di poco più di un’ora, come solo lui sapeva fare.

1 commento su “Le luci della città di Charlie Chaplin”

  1. Complimenti Bianca. Come sempre un ottimo articolo. Il tuo modo di scrivere e raccontare un film è sempre semplice ma profondo.
    Complimenti ancora.

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