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Fratello, dove sei? Due ore di pura felicità

Narrami, o musa, dell’eroe multiforme, che tanto vagò, dopo che distrusse il ferro sacro delle sue catene: di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri, molti dolori patì nell’animo suo per le strade del Mississippi, per riacquistare Dapper Dan, la pomata per la sua chioma amata…

Siamo a venti. Vent’anni dall’uscita nelle sale del capolavoro Fratello, dove sei? (O brother, where art thou?) degli altri due fratelli, quelli Coen. Film che – dico così e potrei fermarmi – ha inscritto nei suoi geni il rendere felice per un paio d’ore chi lo guarda.

Sintetizzarlo è fatica erculea. Invece di provare a farlo, seguiamo con un po’ di coraggio il flusso delle folli peripezie senza preoccuparci troppo di metterle a fuoco – avremo un film intero per farlo. Pronti? Via.

Mississippi, anni trenta: tre galeotti – Ulysses Everett McGill (George Clooney), Delmar O’Donnell (Tim Blake Nelson) e Pete Hogwallop (John Turturro) – scappano dalla prigionia per raggiungere un tesoro di 1.2 milioni di dollari sommerso in un fiume e, non comprendendo bene la profezia di un vecchio nero cieco a bordo di una draisina («troverete una fortuna, anche se non sarà quella che cercate»), proseguono il loro cammino irto di pericoli e imprevisti, incontrando un chitarrista nero che ha venduto l’anima al diavolo, battezzandosi in un acquitrino, registrando un pezzo country di grandissimo successo e aiutando un ricercatissimo criminale bovinicida con la faccia da neonato a derubare una banca, fin quando non saranno sedotti su un fiume da tre avvenenti “sirene”, derubati da un gargantuesco venditore di bibbie monocolo, e costretti a salvare il chitarrista nero da un’orda di incappucciati del KKK. Alla fine…

Non ve lo dico il finale, chiaro. Ma se “Odissea” è la prima cosa a cui avete pensato, siete sulla strada giusta. Il film ne attinge esplicitamente a piene mani (qui tutti i parallelismi), e qualcuno ha osato definirlo il riadattamento di Omero più esilarante mai scritto.

fratello dove sei
Da destra: Everett (George Clooney), Delmar (Tim Blake Nelson) e Pete (John Turturro)

Il trio Clooney-Nelson-Turturro è esplosivo. Clooney – nella performance e nella storia – è l’indiscusso leader, mente razionale pensante, esilarante nel suo forbitissimo inglese e nell’ossessione per i suoi capelli; Nelson è un babbeo spaventato e buono; Turturro (lo amo) è scettico, caustico e dalla mascella sempre contratta. I tre si combinano meravigliosamente, sembrano nati per il ruolo, ma anche il resto del cast è notevole (vedi John Goodman, Michael Badalucco a Stephen Root), ognuno porta in scena una follia diversa, una sfumatura specifica e originale nel surreale caleidoscopio comico costruito dai Coen.

Musiche e fotografia

L’altra sera, dopo aver ascoltato un paio di volte le colonne sonore di Fratello dove sei?, stavo per piangere: è stato come un sentirsi a casa e il risvegliarsi leggero di un sentimento profondo. Composto da brani splendidamente riadattati della tradizione americana, l’album – vincitore di un Grammy e otto dischi di platino – spazia dal country, al gospel, al blues. Queste musiche – come ad esempio il brano I am a man of constant sorrow che renderà famoso il trio di galeotti – sono l’essenza stessa del film e uno dei suoi più grandi punti di forza.

https://www.youtube.com/watch?v=YDDEqgmGIVg

C’è chi pensa inoltre che Fratello abbia alzato prepotentemente l’asticella della fotografia nel cinema moderno. Il nome venerabile che salta fuori è quello di Roger Deakins (ad oggi vincitore di due Oscar, l’ultimo per 1917; per questo film lo ha perso di un pelo). I Coen si lamentavano delle eccessive tonalità di verde del Mississippi nella stagione delle loro riprese – «era più verde dell’Irlanda» – così in un mastodontico lavoro di post-produzione Deakins ha corretto digitalmente l’intera palette di colori (primo film della storia in cui accade) ottenendo un simil effetto seppia in tutta la pellicola.

fratello dove sei
Roger Deakins

Scienza e fede, razza e miseria                                 

Ma in fondo, di cosa parla il nostro Fratello? È Everett a incarnare il tema della storia. Nella sua parabola il protagonista parte come positivista convinto, nega fin dal principio ogni elemento fideistico-religioso-profetico per affidarsi alla scienza, all’ingegno, alla razionalità. Solo alla fine, messo alle strette e temendo per la sua vita, arriverà a pregare Dio. E se anche credessimo che possa aver finto, c’è un piccolo frammento che ci mostra il suo cambiamento: Everett guarda una mucca sul tetto di una casa di cotone e ricorda la profezia del vecchio cieco nero, vacillando nelle sue certezze.

Passiamo invece al titolo, riferimento al film I dimenticati (Sullivan’s Travels) di Preston Sturges, in cui O brother, where art thou? è il nome della pellicola che il protagonista (un regista) vuole girare per raccontare la vita dei miseri, intraprendendo un lungo viaggio nell’America della grande depressione (come i nostri tre amici). Anche nel Fratello la schiavitù, la disparità sociale e razziale e la miseria sono sempre sullo sfondo. È però nell’approccio a questi temi che ad esempio il critico Pete Bradshaw vede l’unica piccola possibile pecca del film, non riuscendo i Coen a evidenziarli con quella stessa forza che si poteva trovare invece in Sturges.

Joel (sinistra) e Ethan Coen

Un omaggio ai Coen

Chiudiamo con un elogio smisurato ai Fratelli Coen, chiamando proprio a deporre i testimoni diretti del loro genio (chi meglio di loro, del resto?).

Scrivono sceneggiature straordinarie. Pianificano ogni singolo scatto e raramente se ne discostano, è il risultato di un lavoro meticoloso […]. Ti senti come se tu non possa fallire. È rilassante perché così tante decisioni sono state prese in anticipo da persone davvero diligenti, intelligenti, attente, senza fronzoli, […] hai questa sceneggiatura incredibile e un’opportunità che gli attori vivono per avere, ma raramente hanno.

Tim Blake Nelson, attore di Delmar

Non ho mai lavorato con nessun altro regista che abbia un film così fissato in testa. Questi ragazzi hanno la loro visione del film proprio lì, fino in fondo. Puoi provare a farli inciampare, ma non è possibile. È tutto organizzato nelle loro menti. Quando vedo quello che ne esce fuori a volte mi dico che non vorrei essere nella loro testa!

Roger Deakins, direttore della fotografia

Titolo: Fratello, dove sei?

Anno: 2000

Regia: Joel Coen

Cast: George Clooney, John Turturro, Tim Blake Nelson, John Goodman

 

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