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Storie dal Loop

Da quando è iniziato il progetto Typoes ho scritto di Star Wars e Westworld, ho nelle bozze due articoli incompiuti su Doctor Who e Star Trek: Picard … qualcuno vuole provare a indovinare il mio genere preferito?
Ecco un altro indizio. Oggi vi voglio parlare di una nuova serie di Amazon Prime Video, uscita il 3 aprile: Tales from the Loop, ideata da Nathaniel Halpern.
Bravo, hai indovinato (ma non hai vinto niente): anche stavolta vi parlerò di fantascienza.

Il Loop

Il Loop è un misterioso laboratorio costruito sotto la città di Mercer, Ohio. È una specie di acceleratore di particelle, o qualcosa del genere, una struttura dove si cercano risposte “sulla vita, l’universo e tutto il resto”. Il Loop e i suoi misteri non sono però il fulcro di questa serie che, invece, racconta le vite e le storie degli abitanti di Mercer e come la presenza del Loop influisca sulla loro quotidianità.

Tales from the Loop è una serie che prende ispirazione delle opere di Simon Stålenhag, autore di illustrazioni come questa:

tales from the loop
© Simon Stålenhag

Nei libri di Stålenhag (pubblicati in Italia da Mondadori), il Loop si trova in una Svezia alternativa che ci viene restituita pagina dopo pagina grazie a suggestivi paesaggi innevati o scenari di campagna in cui compare quasi sempre un elemento fantascientifico: un robot, una struttura in rovina, una torre luminosa. L’elemento fantastico si inserisce in modo del tutto naturale e coerente con l’ambiente circostante, andando a creare un mondo “altro” estremamente realistico e credibile, quasi familiare.
Sono immagini meravigliose secondo me, che la serie è riuscita a trasporre perfettamente sullo schermo. Sembra veramente di guardare dei piccoli quadri in movimento.

Anche il trasferimento del Loop dalla Svezia all’America degli anni ’80 non mi ha creato problemi perché alla fine, se si ignora la segnaletica, Mercer potrebbe benissimo essere un non-luogo, l’archetipo di ogni piccola città di provincia. E poi, a proposito di anni ’80, devo ringraziare i creativi dietro a Tales from the Loop che sono riusciti a costruire un passato e un’estetica retro-futuristica che non hanno niente di quella patina pop che, a partire da Stranger Things, ha condizionato un certo tipo di serialità. Il senso di nostalgia che pervade gli episodi di Tales from the Loop è universale, autentico e genuino.

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© Simon Stålenhag

∞ Vita, Amore, Morte, Tempo ∞

La prima stagione Tales from the Loop è costituita da otto episodi, otto storie a metà tra il fantastico e la fantascienza, otto racconti “morali” che ricordano gli esempi migliori della fantascienza classica, letteraria e televisiva.
Tales from the Loop è una serie antologica, ma solo fino a un certo punto. C’è il Loop che fa da cornice e la città è un enorme contenitore di storie. Sarebbe scontato citare Spoon River come esempio, quindi vi rimando a Bucinella, la cittadina di 25.000 abitanti circa creata da Federico Guerri che vi invito a visitare su Facebook – chi ama il fantastico e il bizzarro troverà pane per i suoi denti.

Ma torniamo a Mercer e ai suoi abitanti. Ogni episodio di Tales from the Loop racconta la storia di un singolo personaggio, di solito un membro della famiglia Willard (che, in qualche modo, rappresenta per gli altri personaggi ciò che il Loop è per la città).

Il primo episodio ci fornisce la giusta panoramica sui personaggi e le loro relazioni e psicologie che verranno approfondite singolarmente puntata dopo puntata. Così, ad esempio, chi per due storie è rimasto sullo sfondo, nella terza diventa protagonista e per la durata di un episodio entriamo nella sua vita, scopriamo qualcosa di lui, e poi lo salutiamo. Ma non finisce qui, perché ogni episodio “riverbera” nel successivo e ogni personaggio con le sue azioni influenza la vita degli altri. Tutto è collegato. Come in un loop. Coincidenze?

Anche se questa prima stagione ha un’evidente struttura circolare interna, in Tales from the Loop non c’è una vera trama orizzontale, e questo, lo so, può essere un problema per un certo tipo di spettatori. Il mistero del Loop, credo, sarà destinato a rimanere tale. Forse le storie future aggiungeranno pezzi a questo puzzle e ci forniranno un’immagine più chiara del Loop e dei suoi scopi, ma non è questo il punto. Tales from the Loop non è un mystery o un thriller, è un’indagine e un racconto dell’umano, una raccolta di piccoli quadretti auto-conclusivi come quelli di Simon Stålenhag.

tales from the loop

I temi di Tales from the Loop sono i quattro più universali possibili: la vita, la morte, l’amore e il tempo, declinati di volta in volta in modo originale grazie ad un espediente fantascientifico. Come ho detto, questa serie vuole raccontare l’umano e analizza episodio dopo episodio (senza dare precise soluzioni, e come potrebbe?) argomenti come il determinismo e la maternità (Loop), la ricerca della propria identità e del proprio posto nel mondo (Transpose), il tempo che fugge e il tempo sospeso di una storia d’amore (Stasis), le paure un genitore e il controllo delle armi (Control), il libero arbitrio e la possibilità di ricostruirsi una vita da zero (Parallel), le colpe dei padri e la responsabilità di figli (Enemies), l’accettazione della morte come parte della vita e l’elaborazione del lutto (Echo Sphere, Home).  

Il focus è tutto sull’elemento umano, che è così importante da lasciare in secondo piano proprio la parte “scientifica” del binomio fanta-scienza. I meccanismi del fantastico non vengono quasi mai spiegati (e meno male, il technobabble lasciamolo a Star Trek) ma accettati come parte della normalità quotidiana.

Gli episodi sembrano quasi delle fiabe, racconti sospesi nel tempo: C’era una volta un bambino che, risalita la corrente di un fiume, viaggiò nel futuro e incontrò sua madre già vecchia.

E io ascolto, incantato come un bambino, le storie del Loop.

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Tutto molto bello, ma…

Tales from the Loop, come avrete capito, mi è piaciuta molto ma, come tutte le serie, non è priva di difetti. Io ve ne elenco alcuni, poi sta alla sensibilità di ognuno decidere quanto peso attribuirgli.

Il primo problema è la durata degli episodi. Breve parentesi: la serialità moderna sembra divisa tra due impulsi contrastanti, da una parte quello di accorciare i tempi di fruizione con contenuti sempre più brevi (pensiamo alle serie di Quibi, di cui parlerò in un futuro articolo), dall’altra, la realizzazione di episodi della durata di 50/60 minuti, prodotti con una cura quasi “cinematografica” (se ha ancora senso fare questa distinzione). Amazon, da sempre, ci ha abituati a serie da (pochi) episodi lunghi e molto curati e Tales from the Loop non fa eccezione.

I tempi estremamente dilatati, l’attenzione particolare ai paesaggi evocativi, ai silenzi e alle note soffuse di pianoforte, possono favorire la noia (e una certa sonnolenza) se non si ama il genere o non si è nel mood. Tuttavia, la lentezza di Tales from the Loop l’ho trovata in qualche modo perfetta per questi giorni di “tempo sospeso” causa quarantena. Una serie del genere rischiava di passare inosservata nel ritmo frenetico della vita quotidiana mentre oggi, che abbiamo tutti più tempo per seguire le cose con calma, sembra il prodotto ideale. La serie giusta al momento giusto?

Poi, in secondo luogo, ho trovato alcune storie un po’ prevedibili, ma al punto giusto. Non ci sono episodi veramente brutti e anche quelli meno riusciti (a me, ad esempio, non è piaciuto molto quello dell’universo parallelo) hanno elementi di valore che vanno al di là dell’originalità o meno della vicenda raccontata. Mi ha annoiato, alla lunga, la ripetitività degli incidenti scatenanti. Almeno tre episodi su otto iniziano seguendo lo stesso schema: un personaggio se ne va a giro, trova un oggetto misterioso, lo accende e il suo più grande desiderio/paura si realizza.

Anche se è possibile anticipare i colpi di scena o lo sviluppo della trama solo leggendo i titoli degli episodi, l’esperienza di visione non ne esce troppo danneggiata. Non è che sono io un genio, è che Tales from the Loop non vuole sorprendere lo spettatore con plot twist continui, non è una serie rompicapo come Westworld. Per goderla appieno, dobbiamo immergerci nel flusso e lasciarci portare dalla corrente.

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Echo Sphere è l’episodio che mi è piaciuto di più, il meno fantascientifico ma il più umano

Blink of an eye

Al di là delle critiche che faccio perché sono pignolo e perché non sembri che mi piace tutto in modo incondizionato, mi sento di promuovere e consigliare Tales from the Loop per stile, ambientazione e atmosfere (magiche, sospese). E quando, nell’ultimo episodio, un personaggio, riprendendo una frase ricorrente della serie, ripete che la sua vita gli sembra essere passata in un “blink of an eye”, ecco, io lì un po’ mi sono emozionato e commosso.

Quanto manca alla fine? È rimasto altro oltre l’oblio e il fumo dei roghi?
[Peter Nilson, Luce spaziale, 1992]

P.S.

Grazie ad una campagna Kickstarter di qualche anno fa, Tales from the Loop è diventato anche un gioco di ruolo nello stile di D&D. Sto cercando di convincere i colleghi della Redazione a mettere su una campagna ma se ne sono usciti tutti con la scusa improbabile del lockdown e della pandemia. Mah.

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Tales from the Loop

Ideatore: Nathaniel Halpern
Piattaforma: Amazon Prime Video
Genere: Fantascienza, Drammatico
Stagioni: 1
Episodi: 8
Cast: Rebecca Hall, Jonathan Pryce, Daniel Zolghadri, Duncan Joiner, Paul Schneider, Tyler Barnhardt, Ato Essandoh, Jane Alexander, Dan Bakkedahl, Nicole Law, Danny Kang, altri.

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