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Siamo tutti Giovanissimi

Ci sono dei fumetti di Dylan Dog e dei giornalini fantascientifici su un letto. Parlano di combustione spontanea, di extraterrestri, di fare foto ai fantasmi, di anime che vanno via dal corpo e ritornano. Marocco si chiede quale forma abbia l’anima e gli sembra stupido che debba somigliare al corpo che la ospita. Lui, la sua, la vuole far viaggiare in posti lontani, farla sparire.

Marocco è il protagonista di Giovanissimi di Alessio Forgione. Ha quattordici anni, gioca a calcio, è iscritto al primo anno di liceo scientifico e odia il latino. Lo chiamano così perché ha i capelli neri e ricci, in realtà il suo vero nome è Marco. Vive col padre a Soccavo, un quartiere di Napoli, e pensa spesso alla madre, sparita dalle loro vite qualche anno prima. Lo seguiamo nella sua quotidianità, tra gli amici Lunno, Tonino e Marco e i suoi compagni di calcio. E poi arriva Serena.

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Alessio Forgione, candidato al Premio Strega 2020 con Giovanissimi
[foto da CriticaLetteraria]

La voce di questo romanzo è quella di un cattivo ragazzo, così è stato catalogato: a tutti è capitato di trovarsi in classe qualcuno che non studiava, che spacciava per i bagni, faceva cose che non si dovevano fare. Quel ragazzo era considerato dagli insegnanti una causa persa e noi, i compagni, quelli che lo vedevano da fuori, eravamo portati a pensare lo stesso e fregarcene: le scelte sbagliate le fai perché lo decidi tu. E invece Marocco ha dentro la delicatezza di un fiore. Allora mi viene da chiedere: in fondo, cosa ha fatto di male? Cosa hanno fatto di male i ragazzi come lui? Niente.

Ho provato una grande tenerezza per Marocco, lui vive la vita con una mancanza enorme che gli pesa ogni giorno e non sa come colmarla. Il padre lavora fino a sera e lui fa scelte sbagliate non perché è cattivo, ma perché si lascia trascinare dagli eventi, come se non avesse una bussola, come se non sapesse dove andare. Tutti ci siamo sentiti un po’ perduti a quattordici anni, ma lui lo è di più.

Dopo mangiato stesi i vestiti del calcio sul balcone e nel palazzo di fronte, in una finestra del terzo piano, avevano finito di cenare e guardavano la televisione. Il padre rideva, i due figli ridevano e la madre pure. Erano così vicini che mi sembrò di poterli toccare con una mano. Invece erano lontani.

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Soccavo

La mamma lo faceva dormire con la maglietta da calcio appena regalata. Suo padre lascia accesa la luce della stanza finché Marocco non torna, come a dirgli “ti voglio bene, sei mio figlio”. Lunno lo difende quando lo picchiano. Serena lo bacia. Questo è l’amore che si porta dietro Marocco. Oltre a un baratro enorme su cui è in bilico, perché:

Questo fatto di voler bene a qualcuno è una sfortuna, perché ci si mette nelle sue mani e si diventa come nuvole: piccole forme delicate e semplici da distruggere.

Ma anche se perde le persone a cui vuole bene, Marocco non smette di essere un ragazzo sensibile. C’è poesia nei suoi pensieri, spesso così in contrasto con quello che gli succede attorno e noi, alla fine, siamo tutti Giovanissimi perché abitiamo la sua vita e non possiamo non sentirci cambiati.


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Titolo: Giovanissimi

Autore: Alessio Forgione

Casa editrice: NN editore

Anno: 2020

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