fbpx

Ninni, ragazzo italiano

Andavano sgangheratamente nella notte, il bambino e la nonna, sembravano due ubriachi.

Inizia così la storia di Ninni, raccontata da Gian Arturo Ferrari in Ragazzo Italiano. Lo incontriamo per la prima volta da bambino, alla stazione, che succhia la sciarpa e aspetta il treno insieme alla nonna; lo seguiamo da ragazzino nelle sue prime esperienze di scuola e di vita e, infine, lo salutiamo ragazzo ma quasi uomo, in Grecia, con un nome diverso e tutta la vita davanti.

Quella di Ninni non è una storia di grandi avventure o incredibili colpi di scena, anzi, è esattamente la storia che il titolo ci promette: la storia di un ragazzo italiano, anche se non esattamente uno dei tanti, e della sua crescita fisica e spirituale negli anni del Dopoguerra.   

ragazzo italiano

Durante la lettura è facile immaginarsi l’autore stesso nei panni del giovane protagonista, pensare che le esperienze che Ferrari racconta le abbia vissute davvero. L’anno di nascita di Ninni, in fondo, combacia con quello di Ferrari, e non è certo l’unico elemento di raccordo tra il personaggio e il suo autore. Ha senso però mettersi a cercare le tracce autobiografiche in un romanzo come Ragazzo italiano? Forse sì, ma devo confessare che in un’epoca di autofiction e “storie assolutamente vere”, un romanzo dove fantasia e realtà, invenzione e ricordo si mescolano lo apprezzo di più.

Creando Ninni, personaggio letterario, l’esperienza individuale di Ferrari si fa universale: Ragazzo italiano può essere così allo stesso tempo il racconto di una gioventù e di un intero paese in un momento preciso della Storia ma anche il racconto di ogni gioventù possibile, nel quale anche un lettore del 2020 potrà ritrovare elementi familiari.

Questo equilibrio tra particolare e universale non sarebbe stato possibile senza la voce del Ferrari narratore che, con la sua eleganza costante ma mai troppo esibita, ci mostra i momenti più importanti della vita di Ninni.

ragazzo italiano

Ragazzo italiano è un romanzo di formazione e una grande dichiarazione d’amore alla scuola, l’elemento più importante nella crescita di un ragazzo come Ninni. Scuola intesa come palestra dell’identità, un luogo quasi salvifico, dove un ragazzo può capire chi è davvero e quale è la sua strada. Nel romanzo si parla quindi di scuola, di materie da studiare, di temi preparati sotto l’attenta supervisione della nonna, dei compagni di classe (meno presenti di quanto mi sarei aspettato), di preti (perché la formazione italiana è, spesso, educazione cattolica), e di maestri. Proprio le figure dei maestri di scuola sono quelle che rimangono più impresse alla fine della lettura.

E a proposito di personaggi secondari come questi, mi è piaciuta molto l’attenzione che Ferrari dà alle storie periferiche, il tempo che si prende per raccontarci di quelle persone che ci portiamo dietro per tutta una vita e che diventano quasi i simboli, le incarnazioni di fasi della nostra esistenza. I compaesani e gli abitanti di Milano, i parenti prossimi e quelli più lontani (con le loro tragedie che ci riguardano un po’ sì e un po’ no), gli amici e le prime ragazze. E, infine, la famiglia, il padre, la madre, la nonna, figure che marginali non lo sono affatto, anzi, dominano il romanzo insieme a Ninni, lo guidano, lo definiscono per affinità e contrasti. Mi sarebbe piaciuto sapere un po’ di più su Lella, la sorellina che però, al pari di altre sorelle letterarie, compare quando deve e dice sempre cose giuste.

ragazzo italiano

Così come è iniziata, a un certo punto la storia finisce. In Grecia, Ninni/Piero fa esperienza della libertà della giovinezza; ha il futuro davanti a sé e forse ha capito chi è e chi vuole essere. L’ultimo capitolo ci lascia in sospeso e con qualche domanda senza risposta, ma in realtà è perfetto: Piero non è più un ragazzo, Ninni è il passato, il futuro è alle porte. A proposito di futuro, chissà se un giorno Ferrari scriverà un seguito di Ragazzo italiano. Qualcosa mi dice che di cose da raccontare Ferrari ne ha ancora molte.   

Io, invece, voglio salutarvi con un’altra citazione dal romanzo.

Raccontati, i romanzi perdevano il meglio.

Penso che Ninni abbia ragione. L’unica cosa da fare è aprire il libro e leggere. Io posso solo darvi una piccola spinta. Il salto dentro le pagine, quello, spetta a voi. Come sempre.  



Titolo: Ragazzo italiano

Autore: Gian Arturo Ferrari

Editore: Feltrinelli

Anno di pubblicazione: 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *