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Alle origini dell'advertising moderno

Vendere la guerra

Lo sviluppo delle tecniche di comunicazione nella propaganda della Seconda guerra mondiale

La Seconda guerra mondiale coincise con un momento di grande sviluppo delle tecniche di comunicazione. Oltre all’industria bellica, lo sviluppo tecnologico aveva aperto la strada alla diffusione di massa di nuovi media. La radio, il cinema e i cinegiornali acquisirono un peso fondamentale nell’indirizzare il consenso a favore delle ideologie nazionali e delle scelte politico-militari dei governi.

La propaganda dei paesi belligeranti

Molto peso avevano ancora i manifesti, affissi o stampati sui giornali. Essi riprendevano in parte iconografie sviluppate durante la Grande guerra, come le caricature, che enfatizzavano i difetti stereotipici del nemico, suscitando il riso o il ribrezzo. Come nota lo studioso Simon Baron Cohen, questo tipo di immagini, insieme a forme di linguaggio che accostavano il nemico all’animale (nelle cronache di guerra di Curzio Malaparte, ad esempio, gli ebrei sono chiamati “i topi”) avevano il preciso scopo di annullare la possibilità di un rispecchiamento empatico con il nemico.

Il Capitale personificato in una vignetta di un giornale sovietico.

Accanto alla derisione del nemico, si svilupparono nuove rappresentazioni positive legate invece al culto della Nazione. Nel caso degli stati totalitari, esse facevano spesso uso di simboli tratti dalle mitologie originarie – in primis la svastica come sovversione del simbolo indiano del sole –, oppure alludevano alla continuità con una gloriosa Storia imperiale – come il fascio littorio mutuato dall’Antica Roma.

propaganda della seconda guerra mondiale germania
Hitler con l'aquila, simbolo della potenza della Germania fin dalle antche tribù e passando poi per il Sacro Romano Impero.

La propaganda della guerra si rese necessaria anche fra gli Alleati, che si ponevano all’interno della narrazione bellica come il polo liberale in opposizione alla repressione totalitaria dell’Asse. In Inghilterra e negli Stati Uniti il liberalismo politico andava di pari passo con una storia di liberismo economico, mentre in Francia la simbologia della guerra si rifaceva spesso agli ideali della Rivoluzione francese. Inoltre, le democrazie europee potevano vantare una superiorità dal punto di vista della presenza coloniale. Nel caso dell’Unione Sovietica, la propaganda mirava a rafforzare gli ideali della rivoluzione, basati soprattutto sull’ideologia del lavoro, che arrivò a personificare nell’emblematico eroe dei valori nazionali, il minatore Alexey Stakhanov (da cui stakhanovismo).

Similmente, ma in modo diverso, anche gli Stati Uniti misero in campo alcuni dei personaggi più noti della cultura nazionale a fini bellici. Walt Disney fu coinvolto nella macchina della propaganda nel 1941. Gli furono commissionati numerosi cortometraggi con lo scopo di mettere in ridicolo il sistema di credenze dei totalitarismi utilizzando personaggi e linguaggi già molto radicati nella cultura americana.

Tra le altre cose, con le necessità dell’arruolamento accrebbe l’attenzione alle tecniche di coinvolgimento del pubblico, sia nella produzione cinematografica che in quella stampata. In ogni nazione furono prodotti manifesti stradali che invitavano ad arruolarsi, chiamando direttamente in causa il fruitore con un dito puntato.

propaganda della seconda guerra mondiale Italia
propaganda della seconda guerra mondiale zio Sam

L'Italia del MinCulPop

Mentre in Germania esisteva un vero e proprio Ministero della Propaganda creato da Joseph Goebbels, in Italia censura e propaganda restarono per lungo tempo nelle mani dell’Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio. Nel 1934 Mussolini decise di sostituirvi il Sottosegretariato per la Stampa e la Propaganda, che nel ’35 divenne un Ministero, in seguito rinominato Ministero per la Cultura Popolare (MinCulPop), presieduto da Galeazzo Ciano, che avrebbe avuto il controllo sulle comunicazioni ufficiali riguardanti la Guerra di Etiopia.

Prima della guerra, la comunicazione in Italia si era sviluppata principalmente intorno alla figura del Duce. La virata netta nella retorica del discorso pubblico e la mancanza di informazioni non censurate spinsero i giornali a un cambio radicale sia nello stile degli articoli che nell’organizzazione dell’impaginato. Sempre di più si vedevano titoli multicolonna, sensazionalistici, possibilmente contenenti citazioni dirette delle parole del Duce, alla testa di articoli estremamente poveri di informazioni. Allo stesso modo, l’attenzione per le connotazioni della fotografia si concentrava perlopiù sulla raffigurazione di Mussolini e delle parate fasciste, ossia passava attraverso i canali delle agenzia di stampa ufficiali e dell’istituto LUCE, che fin dal 1927 produceva i cinegiornali.

Prima della guerra, sotto l’ombrello della Direzione generale per la cinematografia del MinCulPop, lo stato fascista cominciò a occuparsi anche degli aspetti ludici, promuovendo un cinema che fosse portatore di valori fascisti. Per questo furono fondati, tra gli altri, gli studi di Cinecittà.

Le donne e la guerra

Le donne iniziarono durante la Seconda guerra mondiale a essere presenti anch’esse in quanto destinatarie di una particolare propaganda che mirava a includerle nella vita della nazione. Come nella Grande Guerra, le donne erano ora necessarie alla prosecuzione della produzione industriale. La stessa ideologia dello stato totalitario richiedeva che la donna assumesse su di sé il ruolo di madre educatrice e cittadina integerrima. La pervasività della guerra, che non coinvolgeva più solo l’apparato militare ma anche la popolazione civile, specialmente nelle città devastate dai bombardamenti aerei, costringeva la donna, temporaneamente capofamiglia, a una reazione attiva alla situazione di crisi. Da qui nacque un tipo di propaganda che si rivolgeva specificamente alle donne, che pure erano molto diverse per condizione nei paesi coinvolti. Come gli uomini erano chiamati ad arruolarsi, specularmente le donne erano chiamate ad essere madri ed educatrici appunto, ma anche lavoratrici.

propaganda della seconda guerra mondiale donne

A partire da questo momento la donna sarà riconosciuta anche in un altro ruolo, ossia quello di addetta agli acquisti per la famiglia. Pertanto, a partire dal secondo dopoguerra, diventerà un target importantissimo per la pubblicità commerciale, non solo dei beni di consumo, ma anche per esempio delle tecnologie domestiche.

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